Pdl: finiani chiedono dimissioni di Verdini

Gli scossoni all’interno del Pdl non accennano a fermarsi. Italo Bocchino ha oggi scelto le colonne de “La Stampa” per consegnare le sue considerazioni sulle dinamiche interne al partito e per sollevare qualche perplessità sul coordinatore Denis Verdini. “Da amico – ha iniziato Bocchino –  mi auguro che Denis sappia dimostrare la sua innocenza. Dal punto di vista politico c’è però un enorme problema di opportunità che Silvio Berlusconi – ha continuato – non può far finta di non vedere”.

“Insomma – ha ripreso l’ex vice capogruppo del Pdl alla Camera – il caso Brancher docet. Più in generale c’è un problema della classe dirigente del partito che non riesce a interpretare il progetto originario di Berlusconi e Fini. La degenerazione è arrivata a livelli di guardia con spericolate e vergognose operazioni di dossieraggi contro esponenti del partito”.

La soluzione indicata dal braccio destro di Gianfranco Fini è chiara: per sgomberare il campo dai veleni che rischiano di compromettere il rapporto con l’elettorato, è necessario ricorrere alle misure drastiche. Da qui l’esigenza di indicare al coordinatore pidiellino la strada che conduce alle dimissioni. Una soluzione condivisa da un altro “finiano” doc: Fabio Granata. Intervistato oggi da Klaus Davi nel corso della trasmissione “Klauscondicio”, il deputato vicino al presidente della Camera ha ribadito l’opportunità di allontanare chiunque desti sospetti o provochi semplici malumori.

“Non si capisce perchè – ha detto Granata – i problemi nel Pdl sarebbero rappresentati da persone come Granata e Bocchino e non da chi invece trama con residuati di chi agiva contro la Repubblica nella migliore delle ipotesi per gestire affari. Chi fosse coinvolto in lobby occulte deve fare un passo indietro. Auspico un passo indietro – ha insistito – da parte di chiunque invece di occuparsi di politica si occupa di affari. Al di là delle questioni giudiziarie e i coinvolgimenti penali delle persone, esiste una questione politica e un’etica della responsabilità da parte di chi gestisce la cosa pubblica, sia che questo avvenga attraverso un partito che – ha precisato il “finiano” -attraverso un governo”.

Le parole scandite oggi da Bocchino e Granata hanno suscitato la reazione stizzita del fronte “berlusconiano”, intenzionato a rimarcare la propria solidarietà a Denis Verdini. “In riferimento ad alcune prese di posizione – hanno scritto in una nota congiunta gli altri due coordinatori del partito, Ignazio La Russa e Sandro Bondi – desideriamo ricordare che la cultura del Pdl non è il giustizialismo nè la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione”.

“Questo principio di cultura liberale e di rispetto della dignità di ogni persona – hanno proseguito – vale sia per i nostri avversari politici che per gli esponenti del nostro partito. In questo caso vale naturalmente per Verdini al quale – hanno puntualizzato – rinnoviamo la nostra solidarietà“.

“Francamente – ha rincarato il presidente dei deputati pidiellini, Frabrizio Cicchitto – non è gradevole vedere che il garantismo vale per taluni solo a correnti alternate e magari chi ne ha usufruito nel passato adesso erge tribunali speciali che emettono sentenze senza neanche la lettura delle carte. Inoltre – ha aggiunto Cicchitto – abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire”. Un affondo che contribuirà a mantenere alta la tensione tra le due anime del maggior partito nazionale.

Maria Saporito