Platone come Leonardo da Vinci, scoperto un “codice segreto” nelle sue opere

Una scoperta che potrebbe regalarci una nuova ed inedita immagine del filosofo grego. Il Simposio, la Repubblica e l’Apologia di Socrate potrebbero infatti contenere un codice segreto che farebbe di Platone un seguace di Pitagora, convinto del ruolo fondamentale dei numeri nell’universo al punto di collocare questi anche al di sopra del potere di Zeus. Negli scritti di Platone si potrebbe rintracciare quindi un percorso nascosto, teorie e pensieri fra le righe accuratamente nascosti perché “proibiti”.

Socrate, maestro di Platone, era stato processato e condannato a morte proprio per aver messo in discussione gli Dèi greci. Proprio per questo il suo allievo avrebbe avuto l’accortezza di codificare le sue teorie pericolose. Questo “Codice Platone” è stato decifrato da John Bernard Kennedy, matematico e professore di filosofia delle scienze al dipartimento per la Storia della Scienza dell’università di Manchester. Per mezzo della sticometria lo studioso avrebbe riportato alla luce il metodo usato da Platone per nascondere messaggi segreti nelle sue opere. L’affascinante risultato di questa ricerca è stato pubblicato sulle pagine personali di Kennedy e sulla rivista Apeiron il 28 giugno.

Un mistero che ricorda molto il celebre Codice da Vinci di Dan Brown. Proprio per questo c’è chi storce il naso davanti a questa scoperta e pensa che oggi sia nata un po’ la moda di voler ricercare codici segreti e messaggi nascosti nelle opere.

Kennedy ha proceduto misurando la lunghezza delle opere di Platone e calcolando la misura delle linee che le compongono. “Gli scritti sono organizzati in linee di 35 caratteri, senza spazi o segni di punteggiatura” ha spiegato il matematico. Ricorrente nella simbologia di questo “Codice Platone” il numero 12, in rapporto alla scala musicale pitagorica di 12 note. L’Apologia è di 1.200 linee, Protagora, Cratilo, Filebo e Simposio di 2.400, Gorgia di 3.600, la Repubblica 12.000.

Per il professore Platone avrebbe man mano contato le linee delle proprie opere seguendo la scala musicale pitagorica, e inserito di volta in volta dei messaggi segreti. “Scoprire come lo ha fatto – dice J.B. Kennedy – significherebbe aprire la porta di un labirinto dove ancora oggi si nascondono i messaggi segreti”. Questa teoria viene in un certo modo avvalorata dalla differenza, nella scala musicale greca, fra le note armoniche e dissonanti. Platone avrebbe infatti inserito in base ad esse rispettivamente concetti “positivi”, come la bellezza o le virtù, e  “negativi” come i vizi e la vergogna.

Scettico Giorgio Stabile, docente di Storia della Scienza presso la facoltà di Filosofia della Sapienza ed esperto del pensiero filosofico e scientifico dall’antichità al XVII secolo. “I testi – spiega – venivano trascritti dagli scriba che seguivano regole di scrittura del tempo. Ogni grande autore  scriveva seguendo un certo ritmo, il ritmo della parola, nelle opere di Dante ad esempio, a metà delle cantiche c’è sempre qualche frase, concetto eccezionale, perché sentivano il ritmo della scrittura”. Non convince dunque proprio tutti questo fantomatico Codice Platone che, se non supportato da prove concrete, potrebbe ridursi secondo Stabile e semplice “guardonismo”. Infine una battuta del docente: “Se ci si mettesse ad analizzare la disposizione numerica e geometrica dei sampietrini, scommettiamo che uscirebbe fuori qualche teoria?”.

Fonte “Il Messaggero.it”

Andrea Camillo