Manovra: al Senato presentati 1700 emendamenti

La manovra finanziaria da 24,9 miliardi voluta e studiata dal Governo arriverà nella giornata di domani in Senato. Dopo il via libera della commissione Bilancio, la parola passa ora agli inquilini di Palazzo Madama. Nel frattempo, proprio i senatori hanno presentato oggi, entro il termine massimo delle 17.00, ben 1700 emendamenti al testo governativo. Nessuna richiesta di modifica è stata però avanzata dall’entourage di Berlusconi.

Ci sarà probabilmente un’unica correzione relativa alle tasse della regione Abruzzo, colpita dal sisma. La protesta degli aquilani ha convinto il Governo ad estendere da 60 a 120 le rate con cui saranno ripresi i versamenti tributari e contributivi nelle zone devastate dal terremoto. Resta inoltre da sciogliere il nodo dei tagli alle regioni. La recente modifica presentata in Commissione, che introduce una maggiore flessibilità sui tagli, offrendo ai governatori la possibilità di scegliere dove e come ridurre le spese, e premiando le regioni virtuose, non sembra aver convinto i presidenti di regione. Vi è grande preoccupazione  per quanto concerne il  trasporto pubblico locale, pre cui è previsto un taglio netto di 1,2 miliardi l’anno.

I presidenti di Regione restano dunque sul piede di guerra, pur continuando a nutrire ottimismo su possibili miglioramenti del testo di legge. Per il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, la partita non è ancora chiusa: “Noi continuiamo a tenerla aperta”, ha dichiarato al termine di un colloquio con Silvio Berlusconi. Anche Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, Inoltre  si è detta “sempre fiduciosa che ci siano margini di dialogo con il Governo: noi siamo pezzi di Stato”, ha affermato.

Il testo del provvedimento, dopo l’esame in Senato dove è previsto per giovedì il voto di fiducia, passerà nell’altro ramo del Parlamento. L’approdo alla Camera è fissato per il prossimo 26 luglio. Dato che il decreto governativo scade il 30 luglio, Montecitorio avrà pochissimo tempo per esaminarlo ed approvarlo.

Di Marcello Accanto