Uganda: strage in due locali pubblici, 64 morti

Strage a Kampala, capitale dell’Uganda. Alcune bombe sono esplose in due locali pubblici dove centinaia di persone erano riunite per guardare la finale dei mondiali di calcio. Gli attentati avrebbero causato almeno 64 morti e oltre 71 persone sarebbero rimaste ferite.

Le esplosioni nei due locali,  il primo in un rugby club con un maxischermo, l’altro in un ristorante etiope, sono avvenute quasi simultaneamente. Tra le vittime risulta esserci anche un cittadino statunitense, mentre secondo fonti dell’ambasciata italiana nella capitale ugandese nessun italiano è rimasto coinvolto.

La notizia è stata resa nota dalla polizia locale che ha denunciato possibili legami con i militari somali di al Shabaab. La prima esplosione, avvenuta all’Ethiopian Village, un ristorante etiope nel distretto Kabalagala nel quartiere meridionale, ha provocato 15 morti. La seconda esplosione, avvenuta invece nel Lugogo Rugby Club, locale situato nella parte orientale della città, è stata più devastante, causando 49 morti.

Secondo le prime ricostruzioni, si sarebbe trattato di due attacchi kamikaze. Inoltre la caratteristica degli attentati in contemporanea è tipico di Al Qaeda. La causa di questo attacco potrebbe essere collegata alle minacce della milizia fondamentalista somala Shabaab in seguito all’invio di truppe dell’Unione Africana in Somalia.

I soli Paesi africani ad aver inviato truppe in Somalia sono, infatti, Uganda e Burundi. Se fosse confermata la colpevolezza della milizia Shabaab si tratterebbe del loro primo attentato effettuato al di fuori dello stato somalo.

Il presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed ha condannato gli attentati definendoli “diabolici”. Anche il presidente degli Usa Barack Obama ha definito gli attentati vigliacchi e deplorevoli e ha precisato che Washington è pronta ad aiutare le autorità ugandesi a trovare i responsabili. Sheik Yusuf Sheik Issa, comandante della milizia a  Mogadiscio, invece, si è detto “felice” per il pesantissimo bilancio delle vittime.

Rosa Ricchiuti