Medvedev cambia bandiera e denuncia l’Iran

Dmitrij Medvedev

“L’Iran si sta avvicinando a possedere il potenziale che, di principio, potrebbe essere usato per creare armi nucleari”. A parlare non è Barack Obama, né uno dei suoi numerosi seguaci/epigoni/sottoposti europei: queste parole sono giunte inaspettatamente dal presidente russo Dmitrij Medvedev, durante un incontro a Mosca con diversi ambasciatori russi. Un inasprimento di giudizio da parte del presidente russo, che si riflette anche nelle future scelte politiche del paese: “Mosca – ha detto Medvedev – deve abbandonare ogni approccio tranquillizzante” al problema del programma nucleare iraniano.

Un deciso cambiamento di posizione questo, che entra in conflitto anche con la politica dell’ex-presidente (tuttora padre-padrone) Vladimir Putin , che aveva sempre sostenuto la tesi secondo cui le ricerche nucleari iraniane sarebbero volte a una risoluzione del problema energetico, piuttosto che – come paventato soprattutto dagli Stati Uniti – alla creazione di una bomba atomica.

La decisione di Teheran di procedere autonomamente all’arricchimento dell’uranio aveva sempre destato i sospetti di tutti tranne che dei russi. Russi che, anzi, sono già in affari nel settore nucleare con la Repubblica Islamica, visto che è stata proprio la compagnia russa Rosatom a vincere la gara d’appalto per la costruzione di alcune centrali nucleari in Iran, alcune delle quali – secondo quanto dichiarato da Teheran – destinate ad essere pronte già dal prossimo agosto.

Pensare che in un primo momento lo stesso Medvedev si era opposto alle sanzioni internazionali contro il programma nucleare iraniano, caldeggiate dagli Stati Uniti e promosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel mese di giugno. Solo il 16 giugno scorso il presidente russo aveva affermato che l’atteggiamento di Usa e Onu nei confronti dell’Iran era potenzialmente nocivo, data la sua capacità intrinseca di allontanare ogni prospettiva di dialogo con Teheran. Poi, dopo essere tornato sui suoi passi ed aver ratificato la quarta tornata di sanzioni da parte dell’Onu ai danni dell’Iran, il presidente russo si è mostrato sempre più ostile alla Repubblica Islamica, fino alle dichiarazioni di oggi.

Resta l’interrogativo sul perché di un cambio di rotta tanto repentino: vista l’apertura di Medvedev ad alleanze politico-economiche con l’occidente (“alleanze speciali volte alla modernizzazione – ha affermato in giornata il presidente russo – con l’Ue in generale, e con gli Stati Uniti”) forse c’è da immaginarsi che speri in un ammorbidimento dell’Ue e degli Usa, maggiormente propensi in questo modo a stringere accordi ancora più favorevoli ai russi.

Roberto Del Bove