Sì del Senato alla manovra, la rabbia della Cgil: “Per lavoro pubblico confermate misure negative”. I medici: “Eliminate molte asperità”

Il Senato questa mattina ha detto sì alla fiducia chiesta dal governo (170 favorevoli e 136 contrari), si è chiuso così il primo passaggio parlamentare del maxiemendamento alla manovra correttiva, un intervento da circa 25 miliardi di euro. Il testo passa adesso alla Camera per essere poi convertito in legge entro la fine del mese. Mentre le Regioni hanno deciso di non portare avanti la decisione sulla riconsegna delle deleghe “fiduciosi che il percorso delineato di confronto con il governo abbia un esito pienamente positivo”, i Comuni, al contrario, in sede di Conferenza Unificata esprimeranno parere negativo.

LA RABBIA DELLA CGIL. Riguardo al provvedimento varato oggi dal Senato è intervenuta anche la Cgil, che ha contestato duramente una decisone che conferma “tutti i punti negativi della manovra relativi al lavoro pubblico, e, come nel caso dell’età pensionabile delle lavoratrici, ha peggiorato la situazione determinando in tal modo una realtà che si presta a problemi giuridici di eguaglianza tra lavoratrici dipendenti da settori diversi”. Dal sindacato evidenziano, inoltre, gli aspetti “ingiusti e iniqui” presenti nella manovra licenziata oggi dal Senato: il congelamento delle retribuzioni, la ‘manomissione’ sul sistema previdenziale, il blocco delle assunzioni e del turn over e il mantenimento della dicitura ‘Grandi eventi’ per la Protezione civile. La nota della Cgil conclude denunciando l’assenza di un reale e vero cambiamento, “nonostante le affermazioni fatte da qualche organizzazione sindacale sulla possibilità, anzi sulla certezza, di una manovra che sarebbe cambiata, non protestando, ma avendo incontri dialoganti e magari segreti”.

LA REAZIONE DEI MEDICI. “La manovra economica era una strada obbligata, non eludibile e anzi richiedente sacrifici diffusi, soprattutto conseguentemente alla diminuzione della spesa pubblica. La sua stesura definitiva da parte di Tremonti e la sua approvazione odierna da parte del Senato, non deve porci il problema di non essere riusciti ad ottenere tutto quanto chiedevamo, ma la soddisfazione di avere contribuito ad eliminare molte asperità sul pubblico impiego e le negatività dirette ed immediate su sanità e welfare”. E’ quanto sostiene Giuseppe Garraffo, Segretario Generale Cisl Medici. “Saggiamente – prosegue – si potrebbe dire che non abbiamo guadagnato niente, ma non abbiamo perso troppo. Già da subito, e ancora di più nei prossimi mesi, i medici dovranno adoperarsi non certo a continuare a piangere sul latte versato, ma ad agire sindacalmente e con determinazione sulle Aziende Sanitarie e sulle Regioni, in modo da non consentire che le Regioni scarichino sulla sanità e sui medici la decurtazione di risorse dovute alla manovra, ma orientino la loro azione nella lotta a sprechi ed inefficienze e ad un processo di riammodernamento della sanità pubblica, che parta proprio dalla centralità del ruolo del medico”.

Mauro Sedda