Peter Fonda: ”Non mi hanno ammesso al funerale del mio amico Denis Hopper”

Peter Fonda

Easy Rider“, il famosissimo “Easy Rider“, oltre che film cult di un periodo, quello dei ruggenti anni sessanta, vero capolavoro del cinema mondiale, manifesto di una generazione in procinto di rivoluzionare la società,  rappresenta anche l’inizio di una amicizia duratura fra due attori molto noti, Denis Hopper e Peter Fonda. Erano simili, due esponenti della controcultura hippy, entrambi simbolo di anticonformismo. Peter Fonda, che nonostante i 70 anni compiuti il 23 settembre è ancora giovane nello spirito, è a Ischia, in occasione dell’Ischia Global Fest che stasera, con il canale Mgm, lo premierà in un galà a Sant’Angelo. Ed in questa occasione rivela un particolare doloroso della sua relazione amichevole con Denis Hopper. Quando infatti il caro amico si è estinto, Fonda era in un’isola sperduta ma «Ho affittato un jet – racconta commosso l’attore – e mi sono presentato per dargli l’ultimo addio. Ma sono stato intercettato dalla figlia che mi ha cacciato dalla chiesa. Mi ha vietato di partecipare al funerale come se fossi il peggior nemico di Dennis. Ci ho sofferto da cani e ci soffro ancora. Ma non posso fare a meno di pensare che sia stato proprio lui, Dennis, a lasciare questa disposizione testamentaria. Sarebbe stato nel suo stile. Così, sconsolato, me ne sono ripartito». Lui stesso rivela il motivo della sua esclusione dal funerale e ricostruisce l’origine di questo dissapore molto amaro. Alla base un assurdo litigio fra i due amici di vecchia data che, con tragica ironia della sorte, proprio da ciò che li aveva uniti vengono infine divisi.

Dennis Hopper

«Io e Dennis – prosegue la old star di Hollywood – non eravamo solo amici, il nostro rapporto era grandissimo, a tratti simbiotico. Ne abbiamo fatte di cotte e di crude insieme, abbiamo lavorato, ci siamo capiti fuori e dentro il set. Tutto nacque perché eravamo tutti e due appassionati di motociclismo. Non mi piacevano i film di Hollywood, non mi piaceva Hollywood. Fu così che in quattro ore scrissi Easy Rider e mi sembrò normale coinvolgere Dennis. Girammo con un budget ridicolo, appena 252 mila dollari, in sette settimane. Ci odiarono e noi entrammo nella storia. Ma bisogna arrivare appunto al ‘95 – continua Fonda – quando, di punto in bianco, Dennis s’impuntò e decise di rivendicare la totale paternità di Easy Rider, di fatto escludendomi. Impensabile perché il film lo avevo scritto io, nel ‘67, a quattro mani con Terry Southern. Ma Dennis era terribilmente testardo e ogni mio tentativo di ricomporre il dissidio andò a vuoto. L’ostinazione di quell’uomo lo ha anche portato alla morte, perché non si è voluto mai curare dal cancro che lo ha ucciso».

Luigi Pignalosa