“Una notte, una vita”, ultimo romanzo di Mario Caccavale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:20

“La guerra ha una funzione di apostolato: gli uomini a causa della fame, della povertà o della paura, si avvicinano a Dio”. E’ così che Mario Caccavale comincia a spiegare in un’intervista per Il Tempo il suo ultimo libro, il romanzo intitolato Una notte, una vita (Mondadori, 155 pagine, 19 euro). Proseguendo l’autore poi dice: “Invece, nel Dopoguerra con il benessere e i soldi, tutto cambia aspetto e vince la visione retorica dell’euforia inconsistente, che accetta una cultura imposta dagli americani, con le loro danze e le loro canzoni, mentre si perde la nostra melodia. Impera la cultura di risulta imposta dai vincitori. Siamo tutti figli del nostro tempo e solo i megalomani possono pensare il contrario. Il nostro pianeta è ormai un ipermercato dove si acquista e si vende tutto, tranne il sapere”.

Al centro di quest’ultima fatica di Caccavale c’è Tommaso, il protagonista, che è però affiancato da una figura femminile, Hella. Quest’ultima è chiamata dagli abitanti del quartiere “La donna sempre sola”. ”Lui (Tommaso, ndr) – continua a spiegare lo scrittore – la immagina dietro le finestre chiuse, la vede partire il sabato mattina con la sua Balilla, sfidando le bombe, nessuno sapeva dove fosse diretta o perché. Nello scantinato-ricovero, quando i caccia facevano piovere bombe sulla Capitale, Hella se ne stava da una parte, avvolta nella vestaglia di lana bianca. È una provocatrice perché ha la capacità di essere indefinibile e di alimentare nel protagonista mille riflessioni”.

Da Una notte, una vita ciò che senz’altro viene messo in particolare evidenza è proprio la figura di questa donna, in quella che per Caccavale è “una visione all’insegna del nichilismo, che mette in risalto una società più feroce, che ha mutato il ruolo tradizionale della donna, come portatrice di valori cristiani. Da qui, i problemi dell’uomo di oggi e di domani: senza il messaggio cristiano egli è meno condizionato dalla morale e lascia spazio alla sua natura animalesca. È finita l’epoca equivoca in cui il Cristianesimo disegnava l’essere ideale: l’uomo e quello che viene fuori oggi”.

Andrea Camillo

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