Messico, Narcos attaccano Polizia con autobomba: è la prima volta, 12 morti

Ciudad Juarez (Messico), 17 luglio. Un attacco cruento e inaspettato ha colpito nella giornata di giovedì Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, considerata una delle più pericolose al mondo. Il narcotraffico messicano ha attaccato le autorità, ‘colpevoli’ di aver arrestato un trafficante, attraverso un mezzo inconsueto, ovvero un autobomba. Emulando le tattiche di guerriglia tipiche della Colombia e dell’Iraq, i narcos hanno posizionato dieci chilogrammi di esplosivo su un’autovettura, attivando la detonazione con un telefono cellulare. È la prima volta che si verifica un attacco di questo genere in territorio messicano.

L’esplosione si è verificata mentre numerose pattuglie della polizia locale si stavano recando sul luogo. Tuttavia, la strategia era stata ideata con cura e non è un caso che le autorità si stessero avvicinando all’auto parcheggiata proprio nel momento in cui è saltata in aria. Infatti, il piano era dettagliatamente organizzato in più fasi. I narcos hanno rapito un senzatetto, lo hanno vestito con una divisa da poliziotto, l’hanno picchiato ferocemente provocandogli copiose perdite di sangue, per poi abbandonarlo in strada ed avvertire le autorità della presenza di un agente ferito attraverso una telefonata anonima. Alcune pattuglie e un’ambulanza si stavano avvicinando al luogo segnalato credendo di soccorrere un collega, quando un’improvvisa esplosione ha investito tutte le persone che si trovavano nelle vicinanze.

Dopo l’attentato, si è aperto uno scontro a fuoco tra l’esercito e i narcotrafficanti che ha portato alla morte di almeno 12 individui, di cui 9 trafficanti, 2 civili e un militari. Circa una ventina i feriti, tra cui 3 bambini colpiti da proiettili vaganti.

In appena 7 mesi dall’inizio del 2010, a causa di violente rappresaglie del narcotraffico sarebbero morte oltre 7mila persone. A riferirlo è Arturo Chavez, procuratore generale della repubblica. Il dato preoccupante è la spaventosa escalation di violenze che sta colpendo il Messico poiché nell’intero 2009 le vittime erano state circa 9mila. A nulla è valso lo sforzo del governo messicano di aumentare la sicurezza e di combattere la criminalità attraverso la capillare presenza di militari nell’esercito nelle zone più delicate del Paese. Anche gli Stati Uniti si sono impegnati nella lotta al narcotraffico messicano, attraverso l’invio di circa 1.200 soldati al confine con lo stato centroamericani per evitare che gli stupefacenti possano varcare il confine statunitense.

Tuttavia, lo stato messicano è l’unico responsabile delle violenze e perciò qualsiasi soluzione al problema deve partire dall’interno. “Il Messico vive un problema che per decenni è stato in incubazione – ha riconosciuto Arturo Chavez – ed anche la soluzione richiederà molto tempo”. Ma speriamo molto meno spargimento di sangue.

Emanuele Ballacci