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Gomorra non è un plagio, lo ha stabilito il Tribunale di Napoli

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La vicenda era iniziata nel marzo del 2009, quando un giornalista napoletano, Simone Di Meo, presentò al Tribunale del capoluogo campano una documentazione volta a sostenere l’accusa di plagio. Il plagio sarebbe stato “Gomorra”, il libro sulla camorra di Roberto Saviano diventato un best seller in tutto il mondo.

Ha copiato gli articoli che pubblicavo sulle Cronache di Napoli senza mai citare la fonte”, sostiene di Meo. Da parte dello scrittore non ci fu mai alcun commento. Il giornalista campano, secondo quanto riferisce “Il Giornale”, aveva accusato Saviano di aver preso pezzi di suoi articoli sulla faida di Secondigliano e sul clan Di Lauro e di averli riportati tali e quali nel famoso libro o averli semplicemente riassunti e rielaborati, senza però mai citare la fonte.

I legali dello scrittore negarono immediatamente che il libro potesse essere frutto di “indebita appropriazione da parte di Saviano”, precisando che non esisteva alcun plagio e che lo scrittore avesse attinto unicamente da fonti pubbliche, desumibili anche da giornali, e da fonti consultate direttamente.

“Non ci sono parole per esprimere la grande sorpresa avuta nel leggere il contenuto del libro, sostenne Di Meo, tutto ciò che avevo raccontato confidenzialmente, in totale buona fede ed in modo del tutto ignaro dai reali propositi del giovane Saviano, era stato lievemente manipolato e, in alcuni casi, trasposto integralmente senza mai citarmi, per dar vita ad un libro che da molti veniva salutato come un lavoro inedito”.

Il Tribunale di Napoli oggi ha dato ragione a Roberto Saviano respingendo l’accusa di plagio. “A volte la verità è più forte del fango, ha commentato lo scrittore, sono estremamente felice per la sentenza del Tribunale di Napoli che spero metterà finalmente a tacere chi in questi anni, soprattutto in Campania ha tentato di delegittimare il mio lavoro insinuando che fosse una copia di cose già dette e scritte da altri. Un modo banale per invitare a nascondere le mie parole, ancora una volta a non porre attenzione sui meccanismi criminali”.

Più volte Saviano ha detto di aver provato odio per questo libro perché lo ha ricoperto di onori e oneri, gli ha cambiato la vita ma gliel’ha anche distrutta isolandolo dal mondo come lui stesso più volte ha sostenuto.

Sabrina Ferrante

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