Di Pietro scettico sugli anticorpi “del Colle”, invita Fini per coalizione legalitaria

I distinguo di Antonio Di Pietro alle parole del Colle sono norma. Non tardano ad arrivare, duqnue, neppure sulle critiche alla presunta loggia P3. “Ha fatto bene il Presidente a lanciare l’allarme sulle ‘squallide consorterie’ 1, ma che l’Italia abbia gli anticorpi è ancora tutto da dimostrare”, ha spiegato il leader di IdvSkyTg24.

“Era stato scoperto il sistema gelatinoso affari-politica e affari-politica-mafia” già all’inizio degli anni ’90, spiega. “E però quelle persone sono ancora lì. Anzi. Si sono appropriate delle istituzioni e le utilizzano per fare leggi, provvedimenti, e prendere decisioni proprio per rafforzare il loro potere”. Da qui, l’accusa dell’ex pm al Colle: “prima di dire che gli anticorpi ci sono bisogna avere il coraggio di scovarli e dargli spazio per abbattere il male”.

“E’ giunta l’ora –  spiega quindi a Il Riformista – di dividere il campo in due: da un lato il partito dell’illegalità a struttura e vertice piduista, dall’altro il partito della legalità. Il mio è un invito a Bersani Fini, ai quali dico di fare una coalizione nuova”.

Sì: l’invito è alla componnte finiana del Pdl, affinché possa coagularsi, attorno alla legalità e contro Berlusconi, una vera e propria forza rinnovatrice: “Per il momento, quella di Fini è una battaglia dentro un partito devastato da cricca e P3. Una battaglia persa in partenza. La legalità non può convivere insieme con una struttura piduista. Lì dentro non è possibile una destra che rispetta le regole. Come possono stare insieme – si chiede il leader di Italia dei Valori – il Male rappresentato da Berlusconi e l’esempio eroico di Borsellino?”

“La legalità non ha colore politico”, la mette così, Di Pietro. “Quando le nostre inchieste scoperchiarono il malaffare della Prima Repubblica, i partiti che non non avevano le mani sporche ci sostennero. È il caso del Msi di Fini ma anche alla Lega di Bossi”.

v.m.