Il lato oscuro della depressione

La depressione fa vedere tutto nero. Sembrerebbe una delle più classiche immagini figurate ed invece si tratta di un’espressione da intendere in senso letterale. Questa è la conclusione a cui è giunto uno studio dell’Università di Friburgo, in Germania, riportato anche dalla rivista scientifica Biological Psychiatry. Gli esperti sostengono quindi che il cosiddetto mal de vivre” che ha attanagliato molte grandi personalità, alcune delle quali ne hanno fatto addirittura una costante di vita, vedi Jean Paul Sartre, sarebbe in grado di influenzare in modo reale l’apparato visivo ed i suoi organi, impedendo agli occhi di captare al meglio la luce ed i contrasti fra colori e dando così all’ambiente circostante un aspetto cupo ed opaco

Per studiare le connessioni psico-somatiche fra disturbi dell’umore e vista, Emanuel Bubl, Insieme ad alcuni colleghi, ha sistemato uno speciale elettrodo nell’occhio di 40 pazienti affetti depressione e di 40 persone sane. L’esperimento aveva il compito di misurare l’attività dei nervi che uniscono i fotorecettori al nervo ottico. I partecipanti allo studio sono stati invitati a sedersi in una stanza scarsamente illuminata e a fissare uno schermo composto da riquadri bianchi e neri che si facevano progressivamente sempre più scuri e più chiari in contrasto l’uno con l’altro

Gli studiosi hanno potuto così riscontrare che i segnali elettrici del nervo ottico erano di minore forza ed intensità nelle persone depresse: ad  esempio, mentre si dovevano osservare due quadrati, uno bianco e uno nero ma entrambi ben delineati, i soggetti sani avevano un’attività del nervo ottico 3 volte superiore rispetto a quelli affetti da depressione, testimoniando quindi che il disturbo depressivo diminuisce la capacità di segnalare e riconoscere i contrasti

Inoltre, secondo il gruppo di lavoro, più la patologia è grave più il problema si aggrava e il motivo potrebbe essere imputabile al fatto che i neurotrasmettitori che gestiscono l’attività nervosa dell’occhio sono collegati alle svariate emozioni che un individuo può provare. Per Bubl, questo tipo di tecnica potrebbe risultare estremamente efficace per facilitare una diagnosi clinica della depressione.

Katiuscia Provenzani