Vendola: io l’Obama bianco contro la “prosa” perdente del Pd

Nichi Vendola come Barack Obama. Il parallelo rischia di apparire quasi uno scherno, ma il governatore della Puglia lo accoglie volentieri: “È una definizione sconfinatamente lusinghiera – dice in un’intervista a “La Repubblica” – Il presidente americano ha rappresentato la corsa di un outsider, ha sparigliato nelle primarie, come vorrei fare anch’io, i giochi di palazzo del grande partito democratico. Ha usato un suo svantaggio apparentemente incolmabile, il fatto di essere nero, di venire da una certa periferia, capovolgendolo – aggiunge – in un elemento di consenso”.

Nella sua corsa alla Casa Bianca italiana, Nichi Vendola ci crede davvero e fronteggia a schiena dritta gli attacchi che piovono da destra e da sinistra. A chi gli rimprovera di aver annunciato con troppo anticipo la sua candidatura al timone del Paese per le prossime elezioni, il presidente della Puglia risponde: “Per me era importante rendere esplicita questa opzione che se posso dirlo – precisa – non è solo una mia libera scelta, ma espressione di una connessione sentimentale con un popolo. Ed è un impegno che esalta il mio lavoro in Puglia: il contrario di una fuga”.

“Era anche importante farlo – continua Vendola – perché altrimenti una candidatura che cresceva nelle case e nelle piazze ma che io non ufficializzavo mi esponeva a essere facile target per i cecchini“. Il riferimento è alla triste abitudine di diffondere falsi dossier per guastare la credibilità di competitor temibili nella corsa ai palazzi. Un’eventualità che il governatore della Puglia vorrebbe evitare, scansando il rapporto con “la cattiva politica” che, spiega “sta dappertutto: a sinistra e a destra”.

Le sue considerazioni sulle strategie ipotizzate dal centrosinistra per sconfiggere il “berlusconismo” sono, come sempre, poco generose: “Quando una parte del Pd – commenta Vendola – ipotizza che per battere Berlusconi si può fare un governo con Tremonti ferisce a morte la possibilità di uno sguardo autonomo, di un pensiero originale. Tremonti ha trasformato l’Italia in uno stato sudamericano, ne ha fatto uno dei Paesi più squilibrati socialmente e più ingiusti al mondo. Ma il ceto politico vive dentro il palazzo e cerca le forme dell’estromissione del sovrano senza rendersi conto – osserva il governatore pugliese – che il punto è mutare la cultura del regno“.

Una “rivoluzione” che il leader di Sel vorrebbe condurre personalmente per sbugiardare le previsioni di quanti, come Massimo D’Alema, minimizzano sulla possibilità che il suo modo di fare politica possa centrare il segno: “Una cosa è sicura – spiega Vendola ricorrendo alla metafora letteraria – i prosatori del Pd dovranno pur fare un rendiconto di questi anni visto che il loro genere letterario – conclude ha portato solo sconfitte“.

Maria Saporito