Le Coatte di Ostia: il nulla, la perversione, l’apocalisse

Cos’hanno fatto, in fondo, Debora e Romina, per diventare così famose? Per quale motivo tg e giornali cartacei le intervistano e i siti web ne parlano così tanto? Sono solo alcune delle domande che ci si pone in questi giorni dominati dalle cosiddette “Coatte di Ostia”. Il dibattito è apertissimo e ancora giovane.

Debora e Romina, la cui età non si è ancora potuta capire con esattezza (fluttua tra i 14 e i 17 anni…), dovrebbero comunque essere minorenni. Cos’ha colpito di loro? L’accento e il gergo utilizzati. Elementi che a qualcuno hanno fatto venire in mente i ragazzi descritti da Pier Paolo Pasolini nei suoi libri e nei suoi film. Dai 52 secondi di intervista concessa a Sky dalle due ragazzine è nato persino un remix (forse di più), che in rete è cliccatissimo.

“Il Fatto Quotidiano”, un foglio, cioè, tutt’altro che di gossip, ha dedicato a Debora e Romina una pagina intera: manco fossero Dell’Utri o Cosentino!

Della scelta del giornale dove scrive Marco Travaglio è rimasto stupito Andrea Scanzi, il quale proprio non c’è riuscito a non dire la sua sulla quaestio. Scanzi, che lavora per “La Stampa”, è senz’altro tra i giornalisti più brillanti in circolazione e crediamo che la sua analisi (socio-culturale), meriti di essere pubblicata, almeno in parte.

“Tutti i giornali si sono occupati delle “ragazze di Ostia”, che certo vedremo presto in un reality, come opinioniste o come politiche di maggioranza (o magari tutte queste cose insieme). Due milioni di contatti su Youtube. Fiumi e fiumi di inchiostro. Su cosa? Sul nulla.

Si dirà: quanto snobismo. Non tutti possono aver letto Heidegger, ogni estate ha il suo tormentone e non ne possiamo più della sinistra (?) con la puzza sotto al naso. I più colti ricorderanno che anche Pier Paolo Pasolini amava il dialetto e il coatto. Certo. Di grave, anzi di inquietante (ma non stupefacente), in questa vicenda non ci sono le ragazze in sé. Loro, ad alcuni, parranno pure simpatiche (ognuno ha le proprie perversioni). Non è colpa del Duo Neuronico se l’Italia odierna è così desolatamente incolta da aver bisogno, probabilmente per specchiarsi, di contenitori vuoti e possibilmente volgari, su cui imbastire elucubrazioni e dibattiti – di destra e sinistra – protesi al vuoto pneumatico spinto.

L’aspetto inquietante, si diceva, non sono le Filosofe in sé, ma il teatrino costruito attorno. Il problema è un giornalismo che cavalca la notizia che non esiste (magari per non parlare delle notizie vere). E’ il messaggio, neanche troppo latente, volto a compiacersi dell’ignoranza crassa, come se questa fosse un vanto (e ormai lo è). E’ l’elevazione a Simbolo di un simulacro dentro il quale non c’è niente, se non volgarità e vacuità, cifre stilistiche – si presume – adeguate al contemporaneo.

Senza peccare in bacchettonismo e seriosità si può affermare che questo evento (?) mediatico (?) mette più tristezza che simpatia, rivelandosi ulteriore marker di un giornalismo ai minimi termini e di una società culturalmente ricettiva come una radiolina nel deserto del Mojave?”

G. M.