L’ennesima provocazione di Oliver Stone: “Ebrei controllano i media”

Oliver Stone è sempre stato un regista capace di sollevare con estrema facilità polemiche e polveroni, passando con disinvoltura dai documentari anti-americani celebrativi di Fidel Castro e Hugo Chavez al patriottismo melenso di un film come “World Trade Center”. Stavolta nel suo mirino ci sono gli ebrei: “l’attenzione dei giornali verso la Shoah e’ dovuta al fatto che gli ebrei controllano i media”, ha dichiarato il regista statunitense al Sunday Times di Londra. Non solo. Stone ha poi aggiunto che “Hitler ha fatto piu’ male al popolo russo che a quello ebraico”.

Le reazioni da parte della comunità ebraica non si sono fatte ovviamente attendere. L’American Jewish Committee ha subito diffuso un comunicato di condanna: “Invocando questo grottesco, tossico stereotipo Oliver Stones si e’ dichiarato come antisemita“, aveva affermato in un comunicato il direttore dell’associazione, David Harris. “Nonostante le pretese progressiste di Stone, la sua osservazione non e’ differente dagli insulti antisemiti del suo collega di Hollywood Mel Gibson“. Anche il cineasta australiano, infatti, in corrispondenza dell’uscita del suo “The passion” aveva rilasciato dichiarazioni antisemite e scettiche sull’Olocausto. Il Centro Wiesenthal di Los Angeles (un’organizzazione attiva da anni nella lotta all’antisemitismo) aveva inoltre protestato contro Stone, invitando Hollywood – luogo in cui notoriamente sono impiegati molti ebrei americani – a insorgere.

Ma Stone, dopo aver messo la quarta, ha fatto marcia indietro. Nella giornata di ieri sono arrivate le sue scuse, attraverso un comunicato stampa. “Nel tentativo di fare il punto storico più ampio sulla gamma di atrocità commesse dai tedeschi nei confronti di molte persone – si legge nel comunicato – ho fatto una maldestra associazione con l’Olocausto, per la quale sono dispiaciuto e pentito“. Il cineasta ha rinnegato anche le sue dichiarazioni sul rapporto tra ebrei e media: “Gli ebrei ovviamento non controllano i media o qualunque altra industria. Il fatto che l’Olocausto è ancora oggi un avvenimento molto importante, vivido e attuale è infatti merito dell’intenso lavoro che un’estesa coalizione di persone ha profuso sul ricordo di questa atrocità, perché è stata un’atrocità”. E fine – forse – delle polemiche.

Roberto Del Bove