Matrimoni gay. In Argentina, la sconfitta politica della Chiesa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:05

Politici che strizzano l’occhio ad esponenti della Chiesa cattolica, promesse bisbigliate di finanziamento ai partiti per le prossime campagne elettorali, esponenti dell’Opus Dei che siedono al senato e che auspicano nuove crociate contro gli infedeli del terzo millennio, omelie politiche e lettere inviate a casa dei genitori i cui figli sono iscritti nelle scuole religiose.

Un capitolo a caso della storia italiana? No, almeno stavolta.

Più che dell’altra sponda del Tevere, qui parliamo dell’altra sponda dell’Atlantico: benvenuti in Argentina, l’Italia del Sudamerica.

La nazione sudamericana con la più elevata percentuale di popolazione con origini italiane è salita alla ribalta internazionale per un passo storico nella lotta per i diritti civili, con l’approvazione di una legge sulle unioni omosessuali, equiparate a tutti gli effetti ai matrimoni tra eterosessuali.

L’Argentina si unisce al gruppo formato dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Svezia, dai Paesi Bassi, dalla Norvegia, da otto stati americani, dal distretto federale di Città del Messico e dalla neo entrata Islanda.

Come raccontato dalla rivista messicana Proceso, in un articolo a firma di Josefina Licitra, l’iter che ha dovuto affrontare la legge prima della sua approvazione è stato particolarmente irto di ostacoli, con continui interventi – a volte fino a diventare delle vere e proprie ingerenze – da parte del mondo ecclesiastico all’interno del dibattito suscitato dalla proposta di legalizzare i matrimoni omosessuali.

I retroscena della vicenda riportano di parlamentari che «si sono schierati contro la legge senza sapere nemmeno cosa stavano votando» perché ammaliati dalle lusinghe provenienti da esponenti della Chiesa cattolica, come spiegato da Osvaldo Bazàn, autore di Historia de la homosexualidad en la Argentina.

A fare da contorno anche dichiarazioni che sfidano per folclore e sconvenienza quelle dei nostri Borghezio e Calderoli, come nel caso del senatore Mario Cimadevilla, il quale si è lasciato scappare che avrebbe appoggiato la legge solo quando «anche gli uomini avessero cominciato ad allattare» oppure come Liliana Negre de Alonso, la Paola Binetti in salsa tanguera, che ha interpretato la nuova legge come «il risultato dell’azione delle lobby turistiche, che credono di poter vendere meglio un paese flessibile e gay friendly».

Ma la democrazia argentina, che deve ancora superare il tabù anti – abortista, questa volta, è riuscita a difendere la sua laicità, vincendo così una delle tante battaglie civili che rimangono aperte all’interno della maggior parte dei paesi in cui il ruolo della religione va oltre la mera cura delle anime.

Quanta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti del Tevere, prima che venga anche il momento dell’Italia?

In foto: una vignetta di Mauro Biani, 2007.

Simone Olivelli

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