Finchè c’è frutta c’è speranza

Estate, sole, alte temperaure. E voglia, tanta voglia, di qualcosa di succoso e fresco. Da questo punto di vista gli italiani sono davvero fortunati. Il Ministero della Salute ha infatti presentato i risultati di alcuni controlli svolti nel 2009 su residui di prodotti fitosanitari presenti negli alimenti di origine vegetale, commercializzati nel nostro Paese. Risultato: in Italia la frutta e la verdura sono sane e contengono fitofarmaci in una percentuale insignificante.

Largo quindi a frullati, macedonie e succhi, ideali in questa stagione, in tutta sicurezza. L’analisi ha coinvolto 5.573 campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino ed alimenti per l’infanzia. Solo 40 hanno rivelato valori di fitofarmaci residui superiori al limite previsti dalla legge. Appena lo 0,7% del campione di riferimento, un indicatore quasi nullo. Con un indice, inteso come il rapporto tra il numero totale dei campioni analizzati per 100.000 abitanti, in totale equilibrio rispetto al trend degli altri Paesi UE. Nel determinare tale valutazione sono intervenute tutte le categorie di consumatori compresi i gruppi più vulnerabili, i bambini e i vegetariani e tutti i gruppi di diete esistenti in Europa. In più si è tenuto conto di un’analisi dell’autorità europea per la. sicurezza alimentare che prende in considerazione, per ogni sostanza attiva, i parametri tossicologici più critici, in modo da delineare un quadro del rischio più conservativo e stabile per il consumatore.

Il comunicato diramato dal Ministero in questo senso non lascia adito a dietrologie di qualsiasi tipo. «In Italia è presente un elevato livello di sicurezza alimentare sui prodotti vegetali e un elevato livello di protezione dei consumatori». Ma si può fare ancora meglio, si può arrivare a standard ancor più importanti. La maggior parte delle violazioni riscontrate è avvenuta tra produttori e confezionatori che non vendono al dettaglio (28,4%), seguiti a stretto giro dal settore della ristorazione (19,9%), ed è imputabile ad igiene generale, igiene del personale, pulizia delle strutture e negligenza nelle forme di controllo interne. Occorre quindi approntare strategie mirate che vadano a colpire tali anelli deboli della catena distributiva. Tutti possono intervenire. Quindi sedetevi, rilassatevi e pensate. Ma magari, nel frattempo, addentate un gustoso frutto. Vi aiuterà di certo.

Katiuscia Provenzani