Keiko Fujimori: l’amnesia peruviana

Il Perù sembra riaprire al passato destando lo stupore dell’opinione pubblica internazionale.

Quando mancano meno di nove mesi alle nuove elezioni presidenziali, in testa ai sondaggi condotti dalle agenzie di statistica del paese sudamericano vi è Keiko Fujimori, 35 anni con una laurea alla Columbian Business School di Manhattan.

Già eletta al Congresso della Repubblica – l’unica camera in cui si articola il potere legislativo in Perù – nel 2006 con il più alto numero di voti,  Keiko non è una candidata qualunque.

Il cognome che porta addosso è legato a quello che può essere definito il decennio più cupo della storia recente del paese: sono passati vent’anni e un giorno (era il 28 luglio 1990, ndr) dal momento in cui Alberto Fujimori, agronomo, fisico e matematico di origini giapponesi, nonché padre di Keiko, fu eletto presidente del Perù. Da lì a poco la presidenza di Fujimori virò bruscamente verso un governo autoritario, fino a diventare una vera e propria dittatura.

Le politiche di Fujimori portarono anche al commissariamento di omicidi, all’uso della tortura, la sospensione delle attività della magistratura (era il 1992, e per l’occasione fu coniato il termine autogolpe) e la revisione della Costituzione (nel 1998, ndr) con lo scopo di permettere una sua terza candidatura.

La stagione di Fujimori si concluse nel 2000, quando il suo governo fu travolto dalla corruzione e l’opinione pubblica si infiammò, costringendo il presidente all’esilio in Giappone per paura di essere processato. Nel 2005 fu arrestato in Cile per poi essere estradato in Perù dove è stato condannato a 25 anni con l’accusa d’aver ordinato l’omicidio di 30 persone, utilizzato il sequestro di persona e aver violato più volte i diritti umani.

Oggi, a distanza di dieci anni dalla fuga dell’ex presidente in Giappone, in Perù si parla di Fujimori non solo per commentare il passato, ma anche per guardare al futuro.

Keiko Fujimori, che nel 1994 fu insignita del titolo di first lady dal padre, sembra avere davanti a sé la strada spalancata per essere il nuovo presidente del Perù. All’interno del suo programma elettorale vi è anche il proposito di concedere un indulto al padre.

Buon sangue non mente?

Simone Olivelli