Renzo Bossi ai giovani: “Sarò punto riferimento”

Eletto nelle file, ovviamente, della Lega del padre, Renzo Bossi è orma a tre mesi dalla nomina di consigliere regionale della regione Lombardia. Il più giovane della storia, uno dei più discussi, a giudicare dall’indubbio aiuto ricevuto dal legame di parentela strettissimo col leader del carroccio e dei suoi studi non propriamente eccellenti – anzi, divenuti proverbiali per via delle sue tre bocciature. Malgrado ciò, Renzo si dice soddisfatto di queste prime esperienze politiche e tenta di tracciare un bilancio ai microfoni di AdnKronos.

“Fare il Consigliere regionale e’ un’esperienza positiva – spiega – ho avuto a disposizione solo tre mesi, fina ad ora, per capire come funziona il meccanismo della Regione Lombardia ma credo che, a chiusura dell’approvazione di bilancio da parte del Consiglio, di avere intuito come funziona il meccanismo alll’interno di questa istituzione”.

Il pezzo forte dell’intervista, comunque, sembra essere il passaggio sui giovani e la politica. Discutibile o no, ciò che il figlio del Senatùr dice e che: “Manca tra i giovani un po’ di passione e in me e’ nata in giovane eta’ quando seguendo mio padre nelle varie feste della lega sul territorio mi sono appassionato e quindi io l’ho sempre avuta. Credo e spero di riuscire a diventare il punto di riferimento della politica per i giovani di oggi”.

Quanto al padre, quell’Umberto totem e nume tutelare insieme della cosiddetta “Padania“, il “Trota” – come etichettato da chi gli tributa facile ironia, e allo stesso modo dai suoi amici – spiega che in realtà “mi da’ sempre un consiglio su tutti: non aver paura nel combattere e nel portare avanti i progetti per la gente”.

”Questo e’ quello che la Lega ha sempre fatto e che anch’io intendo continuare a farlo”. Per esempio, spiega, “in consiglio regionale abbiamo gia’ fatto una discussione sul federalismo demaniale e stiamo portando avanti in Commissione la definizione dei parametri per la suddivisione delle compoetenze interregionali”.

v.m.