Bari: pesce col doping, mercati e aziende battuti a tappeto

A Bari è allarme cafodos. L’Hydromar-4’, Cafodos-c, un additivo usato per mantenere il pesce apparentemente vivo e contenente acqua ossigenata non più utilizzabile per la lavorazione dei prodotti alimentari è nel mirino dei carabinieri del Nas (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) di Bari. Due sequestri nel giro di quindici giorni e ora mercati, bancarelle e le aziende di lavorazione e trasformazione saranno oggetto di frenquenti perlustrazioni.

L’inchiesta è partita nel 2009, quando alcune persone furono ricoverate dopo aver mangiato alici comprate nel mercato di via Montegrappa, nel quartiere Carrassi di Bari. Le analisi diedero come esito la sindrome sgombroide, una patologia di origine alimentare causata dal consumo di prodotti ittici alterati o contaminati da batteri, detta anche intossicazione da istamina per indicare che non è propria del consumo di pesce ma è legata al ritrovamento di quantità importanti di istamina nell’alimento responsabile. Le indagini furono intraprese dal comandante Antonio Citarella, insieme agli uomini del Nas.
La partita proveniva da una azienda di trasformazione di Bisceglie e casi simili erano stati segnalati anche a Gravina e ad Altamura. La pista iniziale, però, non ha portato a molto, visto che ci si era concentrati maggiormente sulla conservazione del pesce e le condizioni igieniche dei locali ispezionati erano considerate sufficienti e le analisi organolettiche non rilevavano alcuna anomalia. Successivamente, però, sono spuntate fuori le dichiarazioni di un informatore dei carabinieri che ha raccontato come il cafodos fosse entrato nel mercato della trasformazione ittica pugliese. L’additivo veniva acquistato direttamente dalla Spagna prevalentemente tramite Internet.
«In sostanza – spiegano gli investigatori – si tratta di un vero e proprio doping per il pesce. Con l´utilizzo dell´additivo si ringiovanisce, apparentemente, il prodotto ittico. E per noi diventa impossibile trovarlo. Il cafodos non risulta infatti nelle analisi perché si perde a contatto con il ghiaccio e con l´acqua. Però mantiene le sue caratteristiche e provoca appunto i problemi sanitari che si sono già verificati».
L´indagine non è certo chiusa. Infatti per tutto il mese di agosto i carabinieri continueranno a perlustrare depositi e soprattutto cercheranno di ricomporre la filiera che porta il pesce vecchio, che molto spesso viene spacciato come nostrano pur essendo importato, nei mercati e nei ristoranti di tutta la Puglia.


Raffaele Emiliano