Sull’aborto al sesto mese indaga anche l’ordine dei medici

Per chi non la conoscesse, la storia è questa: una trentenne, figlia di un medico chirurgo, al sesto mese di gravidanza, allarmata a causa di un’ecografia fatta a Bologna, che metteva in luce anomalie del feto, ha dichiarato all’ospedale civile di Padova di essere alla 22^ settimana di gravidanza (termine massimo entro il quale è consentito l’aborto) e ha interrotto così la gravidanza. A cose fatte, però, l’anatomopatologo, esaminando il corpicino del feto, si è reso conto non solo del fatto che era completamente sano, man anche che non poteva avere solo 22 settimane. E’ scattata così la denuncia da parte del primario della divisione, Daria Minucci, e la procura ha aperto le indagini.

Ora sono emersi altri particolari agghiaccianti. Erich Cosmi, medico ricercatore della della Clinica ostetrica, a inizio giugno aveva sottoposto la donna a una ecografia di «secondo livello », un esame dettagliato mirato all’individuazione di eventuali malformazioni del feto, e, sulla base dell’esame in questione, il feto risultava del tutto sano. La trentenne, dunque, sapeva benissimo che la creatura che portava in grembo non aveva alcuna malformazione.
Ecco la testimonianza del ginecologo: “La donna era venuta da me alla 23esima settimana di gestazione per verificare una possibile anomalia del nascituro. La nostra indagine tuttavia aveva escluso ogni tipo di problema . Avevo detto alla donna – prosegue Cosmi – di stare tranquilla, perché il suo bambino non avrebbe patito alcuna malformazione. Non mi era sembrata agitata e non mi aveva mai accennato alla possibilità di abortire. D’altronde l’ecografia di secondo livello è affidabile. Senza dimenticare che la signora in precedenza si era sottoposta a un’amniocentesi, che aveva dato esito negativo”.

Il ginecologo ha dichiarato un altro particolare. “Con la donna c’era il padre medico — dice —. Anche a lui avevo ripetuto le stesse cose, ma forse non ne era convinto. Due settimane dopo l’esame, infatti, mi ha chiamato dicendomi che voleva far fare alla figlia un altro controllo. Io però ero in licenza matrimoniale e non ho potuto dirgli di sì. E’ per questo, credo, che loro poi si sono rivolti all’ospedale di Bologna, dove i medici hanno risollevato l’ipotesi di una possibile anomalia. Da quel momento però nessuno mi ha più contattato”.

Cosa sia successo, dunque, non è affatto chiaro. E, soprattutto, non è chiaro come il dottor Serpotta, medico esperto, abbia potuto acconsentire a un aborto alla 26^ settimana di gravidanza e senza la certezza di una sicura anomalia nel feto. Al momento il dottore non rilascia dichiarazione, così come il suo avvocato, Lorenzo Locatelli.

Nel frattempo, per studiare meglio il caso, si sta interessando anche l’ordine dei medici. “Abbiamo aperto un’indagine interna”, annuncia il presidente padovano Maurizio Benato. “E’ una storia molto delicata. – continua – Ci sono dei comportamenti che andranno posti al vaglio: non solo quello del ginecologo, ma anche quello del padre della partoriente. Anch’egli un medico”.

Angela Liuzzi