Cinecittà si inchina per l’estremo saluto a Suso Cecchi D’Amico; nessun applauso, come lei voleva

Sono giunti in tanti a Roma, presso la chiesa di Santa Maria del Popolo, al fine di porgere il proprio omaggio a una vera signora del cinema italico. Suso Cecchi D’Amico: sceneggiatrice in rosa in un’epoca in cui per il gentil sesso era già un traguardo riuscire a svolgere un “rispettabile” lavoro come maestra, levatrice o sarta.

La signora Cecchi D’Amico (all’anagrafe Giovanna Cecchi) scriveva, intanto, in compagnia di Ennio Flaiano e Cesare Zavattini sceneggiature destinate a entrare nella storia del cinema; Ladri di Biciclette per De Sica, I soliti ignoti per Monicelli, Le avventure di Pinocchio per Comencini, I vinti per Antonioni e tanti, tantissimi altri contributi di altissimo livello.

Probabilmente il sodalizio più fulgido fu quello che strinse con il cineasta Luchino Visconti; portano la sua firma capolavori di indiscutibile valore come Bellissima, lo scandaloso e incantevole Senso, il sofisticatissimo Il Gattopardo, L’innocente, Vaghe stelle dell’Orsa e Ludwig. Poi, come fosse una naturale emanazione, inizia a offrire il proprio ingegno al più brillante erede di Visconti ovvero Franco Zeffirelli. Ed è proprio quest’ultimo ad arrivare in grande anticipo, stamane, al fine di omaggiare per l’ultima volta la compagna di tanti successi

Poi, a cascata, giungono Luca Zingaretti, Francesco Rosi, Giancarlo Giannini, Paolo Villaggio, Massimo Ghini, Margherita Buy, Mario Monicelli (forse l’ultimo leone rimasto in vita, baluardo di quel cinema del dopoguerra che raccontava della nostra piccola italietta inevitabilmente malata cronica di provincialismo) Lina Wertmuller, Raffaele La Capria, Walter Veltroni, Ermanno Olmi, Cristina Comencini, Pierfrancesco Favino. Un parterre alquanto variegato a livello anagrafico.

Doveroso è sottolineare come la funzione sia stata sobria e asciutta senza alcun tipo di sbavatura o cerimoniale. Concludono i funerali le parole di Masolino D’Amico: “Mia madre diceva che gli sceneggiatori devono restare dietro le quinte“. A ricordare per l’ennesima volta quella discrezione che è stata la religione di Suso Cecchi D’Amico. Poi il ricordo che sa di richiesta, di avvertimento, di preghiera. “Inoltre detestava l’applauso dopo il funerale, ma adorava ritrovarsi con i suoi amici come accade oggi. Mi auguro che nessuno applauda alla fine del funerale“.

All’uscita del feretro dalla Chiesa qualcuno ha accennato un applauso che è stato, immediatamente, bloccato sul nascere. Se n’è andata verso il Camposanto con la discreta eleganza tipica delle persone intelligenti.

Valeria Panzeri