Berlusconi, ingegnoso piano b: si vota ora, così gareggio solo

Roma, 3 agosto. Atmosfera rovente nel momento politico, e situazione di attesa sospesa. La rottura Fini-Berlusconi  non approda ancora ad un nuovo equilibrio, e fa fatica dunque a trovare un suo assesto e ad andare verso nuove prospettive. Entrambe le parti sembrano ora non trovare soluzioni estreme o decisive prima della pausa estiva.

Il presidente Giorgio Napolitano vigila e cerca di calmare le acque, anche con grande senso di abnegazione personale e politica, cosa che commenteremo più diffusamente fra qualche riga, e  sia Fini che Berlusconi sembrano promettere al primo garante della Repubblica  di non assumere atteggiamenti che potrebbero minare ulteriormente la stabilità politica delle istituzioni.

Nelle file del Pdl l’aria che si respira sembra essere tesa in modo mal celato da festicciole e brinidisi con i senatori berlusconiani. Il Premier al momento fa le uniche cose che può fare in questa fase: pronunciare frasi ad effetto, volte ad esprimere  sicurezza e positività, secondo una ben nota linea comportamentale derivante dal marketing e forse da insegnamenti simil-esoterici di stampo vagamente simil-massone.

“Il governo andrà avanti tranquillo, prima si discuteva su tutto ma ora sarà più facile decidere, da quando ho rotto con Fini il Pdl è risalito di 3 punti nei sondaggi e io sono di nuovo sopra il 60 per cento”. Non solo è tutto a posto, dunque, e tutto sotto controllo, secondo le parole di Berlusconi di queste ore. In quest’ultimo caso, l’affermazione poteva essere credibile, se non veritiera al cento per cento, o al limite per nulla. Ma al solito, il Premier sente necessità di fare le cose in grande. Ed una millantata sicurezza del domani in questo periodo buio, diventa addirittura un progresso, un vantaggio, un inatteso e fortunato miglioramento in positivo della situazione politica del Pdl.

Tanto, il neonato partito costituito da Fini, “vale al massimo l’1,5”. E si brinda di nuovo, con Gasparri, Bondi, l’ex Pd Villari… ma non finiscono qui. Già cinque anonimi deputati che hanno fino ad ora preso le parti di Fini, vorrebbero, secondo quanto afferma Silvio Berlusconi con i suoi, già cambiare sponda e passare da loro. In pratica, se davvero esistessero ben cinque elementi di questo tipo, sarebbero persone che tra l’operazione di schierarsi con Fini e quella di cambiare idea e contattare per ora in gran segreto Berlusconi, hanno fatto passare talmente poco tempo che quasi il cambiare idea ha anticipato la prima scelta. Indecisi? O vanno considerati persone in grado di tradire prima ancora di unirsi ad un gruppo, un’idea, un fondatore di partito? Un successo, ad ogni modo, in quanto riferisce Berlusconi, il fatto che questi fantomatici personaggi vogliano unirsi al redivivo Pdl.

Come prevedere, inoltre, in questo clima di ancora incerte e parzialmente ipocrite alleanze, il fatto che non possa avvenire anche il contrario? Che, cioè, elementi dapprima rimasti nel Pdl, e che lo hanno fatto nel momento della novità e dello spiazzamento iniziale,  non possano poi decidere a sangue raffreddato di rivolgersi a Fini anch’essi? E con il presidente della Camera Casini, e con Rutelli, come la mettiamo? Si sa quel che hanno in mente di fare domani? Eppure, intanto si innalzano i calici pronunciando parole decisamente euforiche (ebbre?).

Altro eccesso di parole in leggerezza: qualche candida osservazione sul presidente della Repubblica. “Napolitano è di sinistra”. Frase che da parte del Premier non stupisce, non essendo stata pronunciata certo in queste ore per la prima volta. Ma lo salva proprio Palazzo Chigi da ogni possibile incidente diplomatico, con una nota in cui Napolitano smentisce da solo l’evidenza di quanto subito, prima ancora che lo possano fare, con sfacciataggine che non assegneremmo neanche a loro, dal Pdl.

La sobrietà del presidente della Repubblica fa segnare un punto all’equilibrio nazionale, nessuna penalizzazione per la scorrettezza un po’ bassa che è anche mancanza di stile di una delle parti in gioco,  ed aumenta il clima di attesa di cui è carica la situazione. Sembra infatti che ogni decisione  sia ora volta a non aggravare la situazione, e cercare approdo verso un obiettivo, una sistemazione degli eventi e dei rapporti.

Ma la soluzione, sul tavolino è già pronta. Mica si doveva credere davvero che non ci fosse un piano b. E che piano b! In un attimo di serietà, ecco il Premier: “Io non mi farò assolutamente logorare. Al primo incidente si va alle urne. Se la via si fa stretta, non resta che il voto”. Subito, ad ottobre. Non certo in  primavera, dando al nemico il tempo di strutturarsi e creare un qualche tipo di realtà organizzata. Se si votasse domani mattina, tecnicamente l’attuale governo sembra avere la certezza (peraltro abbastanza fondata) di esser votato. Ed ecco presentato proprio il nostro piano B. Sleale? Ma no. La fortuna è dalla nostra. Oggi siamo stati graziati dalle conseguenze di un pericoloso attacco ingiustificato al Presidente della Repubblica. Domani saremo ancora fortunati: se ci si concede il voto con tale anticipo da essere ancora i soli in campo, chi se ne accorgerà?

Sandra Korshenrich