Banca del Meridione: la resa dei conti, del banchiere

Raffaele Caccapuoti, principale sospettato di essere  autore e mente della mega truffa da 8 milioni di euro perpetrata ai danni di centinaia di clienti, resta ancora introvabile. Nel frattempo però  la Procura di Napoli, guidata dal Procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, ha sferrato il primo “contrattacco” al banchiere sparito nel nulla con il bottino milionario. il Pm Raffaele, ha fatto mettere i sigilli su decine di conti, dei quali titolare è risultato il comitato affiliato alla Banca del Meridione.

Tra i  soci, spiega l’avvocato Pellegrino, che, assieme al suo collega Baffi, si sta occupando del caso su mandato di una quindicina di sottoscrittori di conti della banca sparita nel nulla assieme al suo fondatore “comparivano anche l’Istituto Banco Napoli Fondazione, la Banca popolare di Bari, insomma soci che fornivano una credenziale ai sottoscrittori e che sono stati anche loro raggirati“.

Il problema maggiore riguarda chi quei conti ha sottoscritto e non è una banca o un ente di qualche genere. Alcune persone avevano affidato alla Banca del Meridione tutti i loro risparmi, ad oggi volatilizzati assieme a Cacciapuoti. Quest’ultimo pare sia in possesso di ben tre lauree e un titolo nobiliare. Tali attribuzioni però sono da molti considerate estremamente dubbie. Quel che è certo è che la truffa ai danni dei risparmiatori gli e, per ora, riuscita benissimo.  8- 10 mln di euro scomparsi senza lasciare alcuna traccia, in poche ore. Il banchiere potrebbe però non essere l’unico colpevole: “e’ una vicenda contorta, dove non è del tutto chiaro chi ha avuto il ruolo di vittima e chi di protagonista”.

Fondamentale per la riuscita del “colpo” è stata la quasi ossessionante campagna pubblicitaria messa in piedi dalla Banca del Meridione. Manifesti, volantini ed ogni sorta di espediente comunicativo utile a far conoscere gli pseudo-vantaggi promessi dall’istituzione erano stati utilizzati in quantità industriale, mettendo in atto una vera e propria “campagna elettorale”, a favore  dell’istituzione (divenuta)  fantasma di Cacciapuoti. L’apporre i sigilli ai conti aperti intestati al comitato promotore della Banca, comunque, potrebbe causare una limitazione dell’autonomia economica del banchiere scomparso e di suoi eventuali complici.

La raccolta fondi era però inziata già nel 2005, senza che nemmeno ci fosse l’autorizzazione della Consob e quindi oltre la truffa potrebbe essere riuscita anche per l’ingenuità, di alcuni sottoscrittori, come spiega Aldo Pace, direttore generale della Fondazione Banco di Napoli:”i sottoscrittori a chi hanno consegnato i soldi, e in contropartita cosa hanno avuto? Che ingenui”.

A.S.