Campane troppo chiassose: guerra tra atei e tradizionalisti a Pisa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:57
Campane della Cattedrale (Pisa)

A Pisa è scoppiata la guerra delle campane. Ed è, giorno dopo giorno, sempre più rumorosa.

Tutto comincia quando Giovanni Mainetto, coordinatore per circolo pisano dell’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) chiede che venga estesa anche alle manifestazioni di tipo religioso la normativa comunale che disciplina le attività rumorose. L’Uaar propone che le campane delle chiese tacciano, in determinate fasce orarie, come sono costrette a fare altre manifestazioni più o meno chiassose. Pretende, insomma, che le regole valgano per tutti allo stesso modo.

Mainetto suggerisce che le campane possano essere suonate solo in certi momenti della giornata. Al di fuori di queste restrizioni deve valere un egualitario silenzio: per la Chiesa e per le cerimonie degli altri culti. Gli atei ci tengono a precisare che stanno solo affermando il principio della laicità dello Stato.

La posizione di Mainetto è una reazione alla lettera che l’associazione “Amici di Pisa” aveva inviato al quotidiano locale “Il Tirreno” la settimana passata, con la quale si chiedeva ai “vari parroci di suonare le campane il 6 agosto alle 21 per celebrare San Sisto, il primo patrono della città”. Mainetto sostiene che quella del suo circolo non è una banale provocazione. “Riceviamo”, ci tiene a precisare, “molte lamentele di cittadini disturbati dal suono delle campane a qualunque ora. L’argomento è caldo a causa della questione movida, ma nel regolamento comunale si dimenticano i suoni delle chiese quando si parla di acustica”. Inoltre avverte che “se non passa questo principio super partes, allora anche i musulmani che decidessero di costruire una moschea a Pisa avrebbero diritto alla chiamata del muezzin dal minareto durante la notte. Deve essere il Comune a far trovare un accordo alle parti”.

La proposta di regolamentazione che l’Uaar ha spedito al comune dispone che nei giorni festivi il periodo di tempo nel quale è consentito suonare le campane sia limitato alle fasce 9-13 e 16-20, mentre nei lavorativi «sia lo stesso di analoghe attività permanenti di tipo produttivo».

In materia di regolamenti, precisa l’assessore all’ambiente, deve esprimersi il consiglio comunale. Tutto rimandato a settembre, dunque, visto che nelle sale comunali ora c’è aria di vacanza. Ma non c’è da preoccuparsi. Il Comune rassicura che «non esiste motivo di rallentare la richiesta».

Le repliche delle fazioni tradizionaliste e cattoliche non si sono fatte attendere. Monsignor Aldo Armani, responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi, ci tiene a sottolineare che “le campane danno noia, ma i tamburi la notte ne danno di più», facendo un chiaro riferimento alle proteste per la turbolenta movida pisana. Dal canto suo, il presidente degli “Amici di Pisa”, Ferraro, sostiene che “le campane sono un modo per celebrare la storia pisana e il suo primo santo patrono, San Sisto. Ricordare San Sisto è un modo per riprendere una tradizione tipica della nostra associazione, per ricordare ai pisani, nella forma più naturale e semplice possibile, con il suono delle campane, quanto sia stata gloriosa e importante la sua storia. Ma è anche un modo per ricordare i pisani della Repubblica caduti per difendere la città”.

Mainetto non cerca lo scontro a tutti i costi, ma tenta di conciliare con la fazione contrapposta: “Ci mettano pure un numero di deroghe, ma che sia certo e non superabile. Come esistono eccezioni per i concerti e gli eventi culturali, allo stesso modo manifestazioni particolarmente sentite, per esempio il Natale, siano un momento per sforare. Ma ogni caso deve essere discusso e autorizzato”. Infine, dichiara: “Potrei lasciar correre. Infatti, più suonano le campane, più aumentano i nostri iscritti. Ma tra gli scopi statutari perseguiamo l’affermazione del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato”.

Gianluca Bartalucci

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