Lecce, quel carcere come un lager

Lecce (4 agosto) – Emergenza sovraffollamento nel carcere di Lecce, dove a fronte di 660 posti disponibili, è stato raggiunto il numero di 1500 detenuti. A denunciare l’invivibile situazione è il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe che chiede l’intervento del sindaco del capoluogo salentino per “chiudere le sezioni della vergogna”.

“Purtroppo nonostante i diversi appelli, anche attraverso i massmedia e uomini politici, l’amministrazione penitenziaria – denuncia il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria – continua incurante a spedire carne umana nel macello di Borgo San Nicola riducendo le stanze detentive in tanti piccoli lager, poichè si è arrivati a sfiorare le 1500 presenze a fronte di circa 660 posti disponibili, in celle in cui sono rinchiusi pezzi da 90 della delinquenza organizzata (mafia, camorra, ndrangheta) mescolati a detenuti affetti da patologie anche gravi”.

Il Sappe “si chiede, come mai nonostante la corte di giustizia europea, la Costituzione e leggi varie, a Lecce si continuino a calpestare i diritti umani fondamentali di migliaia di detenuti ed operatori penitenziari”.

“La situazione – denuncia ancora il sindacato autonomo – diventa ogni giorno che passa sempre più preoccupante poichè in stanze di circa 9 mq (compreso il cesso) in cui dovrebbe essere ospitato un solo detenuto, se ne buttano dentro almeno 3. Si provi ad immaginare cosa siano meno di 3 mq lordi per persone; vuol dire non poter nemmeno stendere le braccia, oppure fare un passo (di numero), oppure dormire al terzo piano a castello a 30 centimetri dal soffitto”.


Raffaele Emiliano