Matrimoni gay, torneranno presto in California

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:07

Ci siamo: l’uguaglianza ha vinto!“. Così ha scritto oggi sulla sua pagina Twitter Ellen De Generes, attrice e conduttrice televisiva statunitense e che secondo la rivista “Forbes” è “la donna gay più potente d’America“. Il suo era il commento alla notizia che riempie di gioia la comunità gay della California. Il giudice distrettuale di San Francisco, Vaughn R.Walker, ha dichiarato incostituzionale vietare i matrimoni tra persone dello stesso sesso e, così, ha definitivamente posto fine alla validità della “Proposition 8“, risultato di un referendum del 2008 secondo il quale alle coppie omosessuali era vietato sposarsi all’interno dei confini del “Golden State”, la California, appunto.

La vicenda è il terzo atto di una lunga peripezia giuridica iniziata nel 2008 con l’approvazione da parte della Corte Suprema della California dei matrimoni gay. Successivamente, però, un referendum popolare si era espresso a favore di una norma costituzionale in virtù della quale contrarre matrimonio era riservato solo a coppie di sesso diverso: con il 52% dei voti a favore, veniva così approvata la “Proposition 8“, che vietava il matrimonio gay. Eccoci giunti all’ultimo atto della vicenda. L’appello non si è fatto aspettare ed è slittato a livello federale, e non più a livello del singolo stato. Così un giudice federale, Walker appunto, è stato chiamato a decidere sulla questione. Il divieto sancito nel 2008, secondo il giudice federale, è incostituzionale perché privava le persone omosessuali della loro dignità e del loro “diritto fondamentale di contrarre matrimonio con una persona di loro scelta“. Il giudice Walker ha poi deciso che i sostenitori del divieto hanno tempo fino a domani per presentare ragioni convincenti per la sospensione della ripresa dei matrimoni in attesa dei ricorsi, altrimenti ordinerà la completa abrogazione del divieto.

La decisione è stata salutata con favore dal governatore della California, Arnold Schwarzenegger, e dal sindaco di Losa Angeles, Antonio Villarigosa, che hanno dichiarato di adeguarsi alla decisione della Corte Federale. Mentre la comunità gay americana accoglie la sentenza federale come una grande vittoria. Finalmente la California tornerà a celebrare nozze gay insieme agli atri 6 stati americani che ammettono queste unioni: Massachussets, New England, Iowa, Connecticut, Vermont, New Hampshire e il Distretto di Columbia (Washington D.C.).

Ora spetta solo alla Corte Suprema degli USA esprimersi in merito ad uno dei temi che sono stati più volte toccati dal presidente Barack Obama quando correva per la Casa Bianca. Il dibattito è aperto. E, forse, questo è il tema su cui riflettere: in California, nonostante le controversie che un argomento come questo mette in gioco, se ne discute continuamente. Mentre qui, in Italia, l’argomento non viene minimamente preso in considerazione. Vige il silenzio, la forma più crudele di discriminazione, che a volte sfocia in pestaggi per strada, come quello di qualche giorno fa a Pesaro ai danni di una giovane coppia gay. Silenzio da parte dell’opinione pubblica e da parte dei “palazzi” del potere che si traduce in un considerare gli omosessuali come persone che non hanno diritto ad un riconoscimento sociale e, tantomeno, ad una dignità giuridica.

Augusto D’Amante

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