Lombardia, Formigoni: “L’acqua resterà pubblica”

“Le tariffe dell’acqua non aumenteranno, perché a stabilirle saranno le Province. Nessuno vuole privatizzare l’acqua, la Regione sta riorganizzando la gestione dei sistemi idrici in vista dell’abolizione degli attuali organismi di gestione, gli Ato, imposta dalla legge nazionale per il 2011”. A riferirlo è il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il quale assieme all’assessore Marcello Raimondi risponde ai Comitati per l’acqua pubblica e al centrosinistra che martedì hanno manifestato contro la legge regionale in preparazione, la cui discussione è prevista per settembre.


Intanto anche il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, difende il decreto Ronchi e assicura: “La proprietà delle reti idriche rimarrà in mani pubbliche. Il decreto Ronchi prevede che la fornitura dell’acqua sia messa in gara al 100 o al 40%. Le Province lombarde privilegiano la seconda opzione e auspicano la costituzione di società al 60% pubbliche e al 40% private”.


Non la pensa allo stesso modo Roberto Fumagalli, dei Comitati per l’acqua pubblica, il quale risponde così ai governanti: “È vero solo in teoria che le tariffe saranno stabilite dalle Province. A fare i prezzi saranno i gestori privati del servizio, come in Toscana dove hanno impugnato i piani tariffari in sede giudiziaria perché troppo contenuti. Lo spezzettamento fra proprietà di reti, investimenti ed erogazione era già in una legge che Formigoni tentò di far passare nel 2006 e che è stata bocciata tre volte dalla Corte Costituzionale”. E ancora: “La Ue non obbliga a privatizzare, chiede agli Stati membri di decidere per ogni servizio quale va gestito a livello pubblico perché di interesse generale e quale è privatizzabile perché di rilevanza economica. Olanda e Belgio hanno dichiarato l’acqua bene di interesse generale, l’Italia è l’unico Stato membro, per ora, per cui l’acqua è una merce. Pertanto la privatizzazione è una scelta del governo, non una imposizione dell’Europa”.

Raffaele Emiliano