Nel Bresciano, Comune ordina divieto di morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:29

Brescia, 8 agosto. “Non possiamo ampliare il cimitero. Restate tutti in vita, ed è fatta”. Questa la decisione del sindaco di Roncadelle, Michele Orlando (del Pd). Al momento non è possibile ampliare il cimitero comunale, e dunque non ci sarebbe posto dove alloggiare gli eventuali trasgressori dell’ordinanza espressa per ora a voce dal premuroso primo cittadino.

Disposizione che sarà ribadita domani, in sede di conferenza stampa appositamente convocata, ed alla quale speriamo di poter ancora presenziare tutti, per gli ovvi motivi che si aggiungono in quest’inaspettato frangente alla già precedentemente rinsaldata intenzione di non passare a miglior vita presto.

Saranno illustrati più da vicino durante la conferenza stampa i motivi della grave decisione. In caso davvero non arrivassimo al domani, abbiamo pensato bene di provvedere ad iniziare ad esaminarli da oggi. Tanta preoccupazione per i suoi concittadini è suscitata, nell’animo del sindaco Orlando, dal fatto che, sì, i fondi per costruire ci sarebbero anche, nelle casse comunali.

Il motivo va cercato in cause burocratico – tecniche: a causa del patto di Stabilità interno, in vigore  per i comuni che superano i 5000 abitanti, non si può attualmente intervenire sul cimitero per lavori di ampliamento.

Il divieto di morte proclamato in queste ore, ad ogni modo,  nei cittadini di Roncadelle ha suscitato, per ora, curiosità ed un sorriso di simpatia e comprensione nei confronti del loro ben amato primo cittadino. E mai affezione fu corrisposta come in questo periodo, a quanto pare, da parte di un Sindaco italiano.

Bando alla morte, dunque, che apre la strada a svariati interrogativi tecnici, ai quali il sindaco Orlando cerca di mettere un argine precisando che la sua, più che altro, “è una provocazione”. Un’estremizzazione del problema, per farlo meglio comprendere.

Ma in teoria, estremizzando anche le soluzioni, ci si potrebbe chiedere: anche gli sport estremi, ora, sono più che mai perseguiti nel territorio comunale? Rischiosi, visti gli ultimi risvolti: doppiamente, rischiosi. E ancora: se l’omicidio è già di per sé atto esecrabile di violenza dell’uomo sull’uomo, come la mettiamo in un momento in cui nell’intero Comune vige la più estrema esigenza di restare in vita? Nel malaugurato caso, in tribunale questo potrebbe profilare gli estremi per un’aggravante?

E nei Comuni limitrofi, come prendono la curiosa atmosfera di oggi? Dal canto nostro, abbiamo avuto la fortuna di aver modo di raccogliere qualche commento di abitanti della vicina zona di Bergamo. “Eh, si vede che magari…”, ci dice dunque, pensoso, un abitante di un Comune del Bergamasco, “siccome Roncadelle sorge, si può dire, su uno stradone… il Sindaco avrà paura che la configurazione della città sia pericolosa per gli abitanti”. Attimo di silenzio. Riflettiamo. “Battuta… come dire… un po’ noir. Già l’argomento lo è, mi permetta.  Ma allora, c’è del vero nella leggenda sull’odio storico fra Bergamo e Brescia?”, ci azzardiamo a chiedere sperando di non toccare brutti tasti per nessuna delle parti. “Ma no. Personalmente, io non ho nulla contro di loro”, è la confidenziale risposta. “In fondo i è mia catif, i è di brai scet (in fondo non sono mica cattive persone, sono bravi ragazzi, n.d.r.)”.

Auguriamo dunque ai cittadini ed al sindaco della simpatica e vitale cittadina italiana di rispettare in moltissimi, e per lungo tempo, la provocazione che a quanto pare è stata il momentaneo provvedimento di fortuna che, sdrammatizzazioni di mezza estate a parte, si è dovuto prendere per discutere delle modalità secondo cui attenersi al “decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze concernente il monitoraggio semestrale del Patto di stabilità interno per l’anno 2010 per le Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e i prospetti di rilevazione”, che appare sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 2 agosto, e che promette già di far ancora discutere su varie problematiche locali, e non solo nel Comune di Roncadelle.

S. K.

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