A dieci anni di distanza, il ricordo della tragedia del sommergibile russo Kursk

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:48

 

A dieci anni di distanza dalla tragica vicenda del sottomarino russo Kursk, il lanciamissli con armamenti nucleari che rappresentava il massimo orgoglio della Flotta del Nord e che affondò tra le acque del mare di Barents il giorno 12 agosto del 2000, il mondo si ferma a ricordare la tragedia che colpì i 118 morti e l’agonia di 23 di quegli uomini che non morirono subito e che, attendendo soccorsi che non sarebbero mai arrivati, fecero addirittura in tempo a lasciare drammatici biglietti di addio per i propri cari; una lenta e straziante agonia che il mondo intero visse in diretta e soprattutto la Russia per la durata di sette, interminabili giorni.

Fin dall’inizio la tragica vicenda del Kursk fu avvolta dal mistero e dalle menzogne che si collegarono a ritardi notevoli nei soccorsi e che si rivelarono con molta probabilità ritardi letali per i marinai intrappolati negli abissi del mare; l’incidente inizialmente non venne nemmeno riferito nel mondo nonostante  diversi servizi di intelligence in occidente avessero comunque segnalato e registrato un qualcosa di diverso ed anomalo nei mari di Barents collegato al nucleare. Il sommergibile Kursk difatti affondò il giorno 12 agosto e le autorità russe lo resero noto soltanto il 14, mentendo inoltre e dicendo che la tragedia risaliva al giorno precedente. In seguito alla notizia salì l’ansia e l’apprensione per quelle che potevano essere le conseguenze legate ad un’esplosione radioattiva, ma i russi cercarono subito  di smentire ogni tipo di pericolo non riuscendo però a fornire il giusto e tempestivo aiuto e soccorso all’equipaggio inabissato sotto i mari.

L’emergenza che, prima di essere militare, era prettamente umana non fu gestita nella maniera corretta  dal momento che l’intervento degli esperti norvegesi e poi britannici arrivò troppo tardi, quando ormai non rimaneva più alcuna riserva di ossigeno nel sottomarino Kursk; anche dal punto di vista politico ci furono problemi in quanto inizialmente si parlava di una collisione con un  sottomarino occidentale , poi prese corpo lentamente la tesi, in seguito all’analisi portata avanti da una commissione di inchiesta nel 2002, di due esplosioni a bordo causate dalla fuoriuscita di materiale combustibile in armamenti inadatti e poco controllati. Ma quale sia la verità  dietro la più drammatica tragedia navale russa, rimane per molti ancora un mistero.

Rossella Lalli