Festival di Locarno tra religiosità, violenza e sesso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:17
Isild Le Besco

Come ogni anno il festival di Locarno non manca di destare scalpore per i contenuti di alcuni dei film proposti. Sul banco degli imputati, quest’anno, va per primo il film “Bas fonds”, opera terza della regista classe 1982 Isild Le Besco. Il film è ambientato in un appartamento lercio e disadorno della periferia (come suggerisce il titolo) che ha per unici mobili una grande branda e un divano fatiscente piazzato davanti a una televisione, quasi sempre sintonizzata su immagini di sesso gay hard. Al suo interno si consumano le storie di tre ragazze, la tirannica Magdale, sua sorella Marie Steph e Barbara, invaghita di Mag.

Tra omosessualità, violenza e decadenza, le tre donne si nutrono solo di scatolette, consumano alcool in quantità e maneggiano un fucile che – com’è ovvio – prima o poi farà partire un colpo. Vittima un innocente panettiere, la cui uccisione cambierà tutte le carte in tavola, come i destini delle tre ragazze. In un film dalla non facile interpretazione è stata la regista stessa a indicare, in conferenza stampa, la presenza della televisione come elemento centrale: “Per i miei personaggi – ha affermato la Le Besco – come per tanta gente, la televisione rappresenta l’unico modo di esistere in un mondo da cui altrimenti sono esclusi”.

Deludente per coloro che si aspettavano un mezzo film porno, ma sicuramente disturbante, sincero e asciutto come la storia che racconta, il film ha diviso la critica, tra coloro che ne hanno colto gli elementi “religiosi” e di redenzione e coloro che lo hanno reputato un pò troppo manierista e “intellò”. Ancora più forte e crudo è un altro film presentato al festival, “Periferic” del rumeno Bogdan Georg Apetri: storia di una galeotta che esce per 24 ore dal carcere per recarsi al funerale della madre. Lì scoprirà di essere odiata dall’amato fratello, di essere stata tradita dall’uomo per cui è andata in carcere, il quale ha messo in orfanotrofio il loro unico figlio. Quest’ultimo – come se tutto ciò non bastasse – malgrado la tenera età si prostituisce per comprarsi le sigarette. Apetri sigilla così il suo ritratto pessimista di un’umanità grigia, violenta, senza avvenire e senza speranza.

Roberto Del Bove

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