Casa Montecarlo: Fini querela Feltri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

ROMA (13 agosto 2010) – Non sembrano destinate a placarsi le polemiche sorte intorno alla casa di Montecarlo finita in affitto al cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Giunge anzi oggi la querela presentata dal leader di Futuro e Libertà per l’Italia nei confronti di Feltri, direttore del Il Giornale, da tempo principale voce di accusa contro Fini.

«Quanto pubblicato oggi da Il Giornale è l’ennesima dimostrazione di un delirio diffamatorio che ha portato Feltri ad abdicare ai doveri minimi del giornalista – dichiara in una nota Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera – Pur di denigrare il presidente Fini, Feltri propone ricostruzioni fantasiose basate su improbabili racconti di personaggi che si celano dietro l’anonimato: in questo modo la calunnia diventa notizia, e la realtà un dettaglio trascurabile. Il tribunale accerterà la grave diffamazione, e il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti la violazione delle regole deontologiche».

Intanto oggi Il Giornale titola in prima pagina “Fini mente”. Il presidente della Camera, ironizza il direttore Feltri nel suo editoriale, «come accade a molti in difficoltà, non ha resistito alla tentazione di dire bugie nella speranza di aggirare il problema» ma «non gli è andata bene, ha smarronato». Ha detto «di non saperne nulla», quando invece «ha arredato personalmente, con l’aiuto della compagna Tulliani il quartierino» dopo che «l’alienazione a una società off shore dell’appartamento era stata firmata». Il Giornale ha recuperato «la fattura della cucina e di altri arredi». Oltre alla testimonianza di chi «ha trattato l’affare direttamente con la coppia».


Nel frattempo dal Pdl giungono con sempre maggiore insistenza le richieste di dimissioni del presidente della Camera, venuto meno, a detta dei parlamentari berlusconiani, al suo ruolo di garanzia. «L’obiettivo è entro settembre approvare il documento programmatico, cambiare il presidente della Camera e sciogliere il gruppo Futuro e LIbertà. Così si riprende a governare e si fa il processo breve». A riferirlo a la Stampa è Giorgio Straquadanio, deputato del Pdl, che non vuol sentire parlare di «tregua» perché «Fini deve solo andarsene». L’apertura di Berlusconi, aggiunge, «è stata verso i finiani, non verso Fini» che ha «tentato una congiura. E ovunque le congiure si chiudono facendo cadere le teste dei congiurati». Se «non c’è margine» perchè Fini «possa ricucire» con il premier, tra i seguaci del presidente della Camera invece «secondo le mie stime sono una ventina i recuperabili».

Raffaele Emiliano