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Presidente Cossiga, ci dica di più. Aperto il messaggio a Schifani

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Roma, 17 agosto. E’ stata aperta la missiva di Cossiga destinata al presidente del Senato Renato Schifani, prima delle quattro indirizzate dal Presidente emerito alle più alte cariche dello Stato, con la direttiva che fossero aperte solo dopo la sua morte.

A chi era in trepidante attesa dell’apertura del plico per vedere una svolta epocale della nostra nazione grazie a qualche segreto a lungo nascosto in petto ed ora aperto a tutti in punto di morte, bisogna dire che l’unica consolazione è di non esser solo nella speranza disattesa: in molti probabilmente si è sperato nella possibilità che la perdita di un grande uomo di Stato (indipendentemente dalla fazione politica, od altre “piccinerie” del caso) avrebbe almeno significato, con questa sorpresa che sembrava proprio “alla Cossiga”, un colpo di scena imprevisto.

Perché Francesco Cossiga intende rifiutare i funerali di Stato? Non perché si vede arrivato ad una svolta in cui si ritrova uomo più che politico? E non potrebbe questo portarlo a vedere con diversi occhi qualcosa del suo passato, proprio del suo vissuto politico? Chi può dire se siano queste le cose passate per la testa del Presidente mentre era consapevole di esser arrivato ad un traguardo molto importante. Il suo. Che abbia voluto farlo coincidere con un traguardo ed una svolta nella vita della Repubblica da lui servita?

Sono tante le questioni di cui era al corrente il Senatore a vita, infatti, come è noto, e non tutte coperte da segreto di stato. Almeno su qualche nodo, su qualche punto degli ingarbugliamenti politici dei decenni passati, o meglio ancora di quelli cui ci troviamo ad assistere nel nebbioso presente, credevamo proprio che il nostro Presidente picconatore qualche dono ce lo avrebbe lasciato.
Il contenuto della lettera indirizzata a Schifani, non sappiamo fino a che punto uguale o simile alle altre tre, è piuttosto formale, anche se caratterizzato da dignitosa compostezza, stile (quasi) inimitabile. “Fu per me un onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria”. E qualche altra profusione sul “privilegio altissimo” che ha per lui rappresentato servire la sua beneamata patria.

Resta l’attesa per le altre lettere. Saranno tutte così? Presidente, ci sorprenda ancora una volta, visto che ormai potrebbe essere l’ultima (ed il condizionale è messo purtroppo solo in senso reverenziale).

Scartando l’illecito sospetto di soppressione di missive poco comode, prima ancora che possa affacciarsi e prender piega in qualche posto della mente, attendiamo che gli altri personaggi investiti delle massime cariche della Repubblica ricevano la propria lettera.

E’ lecito supporre che, se qualcosa di davvero interessante da leggere vi si trova, prima o poi lo sapremo. Se non altro, da Fini, visti i tempi.

S. K.