Pakistan, crisi umanitaria: a rischio 8 milioni di vite

Un'immensa mole d'acqua ha investito il nord-ovest del Pakistan. Cibo e acqua pulita sono le prime necessità

Islamabad (Pakistan), 18 agosto. Otto milioni di persone sono in pericolo di vita a causa della mancanza di aiuti. Soltanto una piccola parte degli abitanti colpiti in diversa misura dell’alluvione ha potuto beneficiare del ristretto carico di aiuti umanitari che è giunto in Pakistan nelle ore successive alla tragedia. Senza dimenticare che, a causa di gravissimi danni strutturali causati dalle piogge, molte strade sono allagate, i ponti crollati e le rotaie divelte. Tutto ciò rende di fatto irraggiungibili molte zone del Paese, determinando l’isolamento di intere regioni.

Oltre al cibo, la maggiore necessità è costituita dall’acqua non contaminata, ormai difficilissima da reperire. L’Onu avverte che circa 3,5 milioni di bambini potrebbero morire presto per malattie mortali causate dall’acqua avvelenata o dagli insetti. “Abbiamo un paese in cui sono endemiche la diarrea, il colera, le infezioni del sistema respiratorio superiore – ha riferito Daniel Toole, direttore regionale dell’Unicef per l’Asia meridionale – e ci sono le condizioni per avere tanti tanti altri problemi”. Le Nazioni Unite hanno già riportato il primo caso di colera e si teme possano aggiungersene molti altri nelle prossime ore. Senza contare che anche il tifo, l’epatite A e E, la malaria, il dengue, e la leptospirosi potrebbero contribuire a mietere molte altre vittime.

Si tratta di un disastro di proporzioni immense – ha spiegato all’Ansa Maurizio Giuliano, portavoce dell’Onu per gli aiuti umanitari – sia per la vastità dell’area, che per i bisogni della gente, che sono il doppio di quelli del terremoto di Haiti”.

Appena un quarto dei 459 milioni di dollari stanziati dalle Nazioni Unite per un primo intervento è giunto in Pakistan sotto forma di aiuti umanitari. E tende e teli di plastica sono arrivati ad appena circa 900 mila senzatetto. “Soltanto una limitata porzione dell’acqua e del cibo necessari sono stati trovati – spiega lo stesso Giulano, stavolta alla Reuters – Una delle ragioni più importanti è la mancanza di fondi”. Immediata la risposta della Banca Mondiale che presterà 900 milioni di dollari, sebbene non vi sia ancora chiarezza circa le modalità di trasformare l’ingente somma a disposizione in aiuti e viveri per tutti i colpiti.

Per poter giudicare appieno la situazione causata dalla feroce alluvione saranno necessari ancora 4-5 giorni. Infatti, le piogge non accennano a fermarsi e il rischio di registrare nuove inondazioni è alto. Il livello dei fiumi sta lentamente scendendo, ma purtroppo è in constante aumento il numero di morti e senzatetto e, se non vi saranno interventi immediati, malattie e infezioni ne causeranno una seconda ondata.

Emanuele Ballacci