Cossiga: invece ecco anche le cerimonie di Stato

Roma, 19 agosto. Conclusi nella tarda mattinata i funerali informali del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, a Sassari. Giornata triste in città, con gran folla di ammiratori e curiosi, e qualche piccolo isolato gesto di isteria tra la folla.

Ma in che senso si dice, nelle notizie che ovunque rimbalzano nei media in queste ore, e già dal giorno della morte del Presidente, che non ci saranno per lui funerali di Stato, come da lui richiesto?

Vien da chiedersi che lettere abbiano letto presso le redazioni dei principali quotidiani, delle radio, delle tv nazionali, per dare questa notizia. Sempre che le abbiano lette, le lettere, e che abbiano letto le stesse che abbiamo avuto modo di leggere da queste parti. Che esistano già diverse versioni? Ovviamente no. Ogni battuta, in queste ore, sembra debba esser spiegata per filo e per segno, ed a volte è meglio addirittura non capirla del tutto.

Comunque, noi che abbiamo anche da parte nostra letto, e cercato di leggere bene i cossighiani messaggi, che peraltro non sono affatto tutti uguali come da qualche parte si è letto, abbiamo visto queste parole, fra quelle rivolte al presidente del Senato: “Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni”.

E vogliamo che, a breve distanza dalla scomparsa del Capo dello Stato che in queste ore viene onorato in forma privata, non si abbiano nella capitale delle altre iniziative di Stato, come non è stato intenzione scoraggiare, da parte di Cossiga? Funerale doppio, insomma. Prima in chiesa, poi in modo civile e forse più pomposo. Non si è trattato, insomma, di un ritiro a vita privata dopo morto, e men che meno di un rifiuto del suo ruolo nello Stato, ora che, come scrive sempre nella lettera a Renato Schifani, si è venuto a trovare di fronte al fatidico “momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente”.

Non ci resta che attendere le pubbliche onoreficenze che al più discusso Capo di Stato italiano spettano, ognuno partecipandovi, disertandole, assistendovi, approvandole oppure no. In ogni caso, è lecito penare che l’uomo Cossiga ed il politico, nel suo animo vivo e giocoso, nel suo fare a volte fanciullesco, sì che la vuole, qualche piccola onoreficenza che sia un po’ più notevole dei pur desiderati intimi ultimi saluti nella sua nobile Terra di origine (il tributo del maiuscolo è il suo, come appare in una delle sue ultime quattro lettere).

S. K.