A Londra un teatro fatto di rifiuti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:55

Proprio così. Nella metropoli inglese sta per essere ultimato Yellyfish, primo teatro ricavato esclusivamente dai rifiuti, mediante il riutilizzo di materiali riciclati. L’opera, la cui vita si protrarrà per soli due mesi, è stata pensata e progettata da due artisti Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, esponenti della junkitechture, ovvero l’arte di costruire con i rifiuti.

Una struttura del tutto originale quanto l’idea che sta alla base dell’iniziativa promossa dai due artisti. Il teatro verrà infatti realizzato assemblando rifiuti di ogni genere: vecchie scenografie teatrali, cassette del mercato, fatiscenti cucine, scarti di cantieri edili, e vedrà sorgere all’interno un muro fatto esclusivamente di bottiglie. L’obiettivo è quello di tenere in piedi l’edificio per soli due mesi. Dopo la metà di ottobre, infatti, il teatro verrà demolito. In questo breve arco di tempo, l’edificio ospiterà due spettacoli incentrati sui mutamenti climatici che stanno pesantemente alterando la vita sul nostro pianeta.

“Questo progetto inverte i normali processi della nostra economia, perché si trasformano i rifiuti in prodotti funzionali. Prendiamo qualcosa di inutile e ne facciamo qualcosa che ha un valore” fanno sapere i due artisti. Le particolarità dell’edificio non stanno soltanto nell’uso dei rifiuti come materiali di costruzione. Il teatro, infatti, adotterà un innovativo sistema di celle a combustibile per produrre la giusta quantità di energia. Oltre a questo, sfrutterà un sofisticato sistema di illuminazione in grado di sfruttare la luce naturale del giorno.

Per i più scettici, va sottolineato che il parallelepipedo di rifiuti è del tutto conforme alle norme di costruzione e di sicurezza ed in grado di ospitare senza alcun problema fino a 120 persone. L’opera è il risultato di una produttiva collaborazione tra gli artisti e altre 81 persone, tra cui architetti disoccupati e falegnami, che hanno preso parte alla realizzazione di questo avvenieristico progetto.

Di Marcello Accanto

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