La protesta dei pastori sardi: bloccato l’aeroporto di Alghero, Cagliari invasa dai trattori

Prosegue senza sosta la protesta dei pastori in Sardegna. Nella giornata di oggi gli allevatori isolani hanno manifestato ad Alghero e a Cagliari.

Nella cittadina catalana è stato il Movimento pastori sardi, guidato dal leader Felice Floris, ad esternare tutta la rabbia per una situazione diventata insostenibile. La mobilitazione in questione si è tradotta nel blocco dell’accesso allo scalo aeroportuale algherese e alle strade per Sassari e Alghero da parte di un migliaio di pastori, giunti da ogni parte dell’isola. Il blitz di oggi è solo uno dei tanti dopo quelli delle passate settimane, andati in scena negli scali di Cagliari, di Olbia e nell’Oristanese, sulla statale 131 “Carlo Felice”. Il presidio odierno ha causato diversi disagi ai passeggeri, trovatisi impossibilitati a raggiungere in auto i parcheggi e le aree di sosta temporanea nella zona partenze, raggiungibile solamente a piedi. Massiccia la presenza delle forze dell’ordine, che si sono schierate a difesa soprattutto dell’accesso alla sala partenze, al fine di scongiurare l’occupazione e la paralisi dei voli. Il clima tra i manifestanti e le forze antisommossa è rimasto, comunque, tranquillo. Nel corso dell’iniziativa, infine, non sono mancati slogan contro la Coldiretti, rea di aver organizzato contemporaneamente a Cagliari gli Stati generali della pastorizia italiana.

I trattori della Coldiretti a Cagliari (La Nuova Sardegna)

A Cagliari, invece, la protesta della Coldiretti ha prodotto una vera e propria invasione delle strade ad opera di decine di trattori, causando non pochi disagi agli automobilisti. I mezzi in questione, attraverso il centro del capoluogo, hanno raggiunto Piazza Paolo VI (o dei Centomila), nella quale ha avuto luogo, presso l’hotel Mediterraneo e in presenza del presidente nazionale della Coldiretti, Sergio Marini, e degli stati generali della pastorizia italiana, la presentazione della piattaforma di mobilitazione.

“La piattaforma di mobilitazione per salvare la pastorizia – ha annunciato il presidente Sergio Marini – sarà presentata alle Regioni interessate e il 30 agosto al ministero delle Politiche Agricole, dove è stata convocata appositamente una riunione per analizzare le problematiche del settore ovicaprino”. Marini ha successivamente posto l’accento sulla crisi della pastorizia, “con il latte e la carne che vengono sottopagati a livelli insostenibili per gli allevatori”. Tutto ciò secondo il leader della Coldiretti “rischia di far scomparire i 70mila allevamenti italiani dove sono allevate quasi 7 milioni di pecore, che rappresentano un patrimonio economico, sociale, ambientale e culturale del Made in Italy”. L’attenzione di Marini si è poi focalizzata sulla Sardegna: “Agli allevatori sardi – nell’isola si produce quasi la metà del latte di pecora – il latte viene pagato 60 centesimi di euro al litro, ben al di sotto dei costi di produzione e su valori inferiori del 25% rispetto a due anni fa, mentre la carne di agnello deve subire la concorrenza sleale delle produzioni estere, che vengono spacciate come nazionali per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine, a differenza di quanto avviene per la carne bovina”. Il numero uno dell’associazione ha concluso auspicando un confronto serio con le istituzioni. “La nostra piattaforma – ha detto – è compatibile con ciò che Regioni e Governo possono fare, non è utopistica”.

Mauro Sedda