Il Pd tenta di recuperare sulla “scortesia” a Cota

Quando gli organizzatori della Festa nazionale del Pd a Torino hanno inoltrato gli inviti ai vari uomini politici, tralasciando (consapevolmente) di recapitarlo al governatore del Piemonte, Roberto Cota, non potevano certo immaginare che la loro “mancanza” avrebbe dato il “la” a una querelle così infiammata all’ombra della Mole. E non solo.

A quasi una settimana di distanza dall’ufficializzazione della notizia, le reazioni sulla “scortesia” dei democratici nei confronti del presidente del Piemonte impazzano; tanto da costringere la  dirigenza del Pd ad abbozzare una pallida e tardiva auto-difesa.

Su Cota non ci sono mai stati veti o questioni di legittimità – ha spiegato Stefano Di Traglia, portavoce di Pier Luigi Bersani – La decisione di non invitarlo rispondeva alla necessità di evitare polemiche, eventuali contestazioni. Paradossalmente – ha azzardato il democratico – è stata una scelta per tutelarlo. Per evitare imbarazzi”.

E sulla muscolare reazione dei ministri Tremonti, Calderoli e Maroni, intenti a “vendicare” l’orgoglio ferito del “compagno” Cota, invitando tutti gli esponenti della maggioranza a disertare la festa torinese del Pd, è stato Filippo Penati a formulare un commento. “Prima che i tre ministri prendessero posizione – ha spiegato l’ex presidente della provincia di Milano – lo stesso Bersani si stava adoperando per cercare una soluzione. Quanti oggi ci accusano non hanno le carte in regola per impartire lezioni di democrazia”.

Sia come sia, il mancato invito del governatore leghista alla festa dei democratici non è stato accolto bene anche da molti esponenti del partito di Pier Luigi Bersani, svelti a puntare l’indice contro una “leggerezza” che potrebbe costare caro in termini di immagine e di credibilità.

Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha definito un grossolano “errore” lasciare fuori dalla lista il governatore dei piemontesi, mentre per Giorgio Merlo, deputato torinese del Pd, si è trattato di “violazione al galateo istituzionale“.

A rincarare la dose ci ha pensato Luciano Violante: “È stato un atto sbagliato non invitare Cota alla Festa del Pd di Torino – ha spiegato – perché il confronto è necessario con tutti. Che ci sia un ricorso non conta nulla perché al momento – ha concluso Violante – è Cota il presidente della Regione Piemonte”.

Alla fine è stato Lino Paganelli, responsabile feste del Pd, a sdrammatizzare sulla questione di “educazione politica”, ironizzando sul presunto “scivolone” del Pd torinese: “Come è bello fare il responsabile della festa nazionale del Pd – ha scritto ieri su Facebook – È come essere l’allenatore della nazionale: ci sono almeno altri sessanta milioni di italiani che ti dicono quale era la formazione giusta”.

Maria Saporito