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Sentenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani: Turchia condannata per l’assassinio del giornalista turco-armeno Hrant Dink

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La decisione del Tribunale Europeo dei Diritti Umani nel caso che sta affrontanto contro lo Stato  turco con la famiglia del giornalista turco-armeno Hrant Dink, assassinato nel 2007 è inesorabile:  la Turchia è colpevole. Assicurando che non ha rispettato né la sua libertà di espressione né il  suo diritto alla vita. Sebbene la sentenza sarà pubblicata ufficialmente solo in settembre, la stampa turca, compresa la CNNTürk, informa che i giudici di Strasburgo hanno mancato un giudizio imparziale  a favore della famiglia del giornalista assassinato.

Si  trattava di due denunce che sono state fuse insieme dal  Tribunale: da  una parte, Dink si era appellato a Strasburgo dopo essere stato  condannato in Turchia per aver  pubblicato un articolo sulle relazioni turco-armene che vennero giudicate “razziste”.  Poco dopo è stato  assassinato da un ragazzino 16enne che, secondo tutti gli indizi, era solo il braccio esecutivo di una rete  nazionalista. La sepoltura del giornalista ha unito insieme più di 100.000 persone ed ha risvegliato  una nuova coscienza rispetto al trattamento riservato alle  minoranze etniche in Turchia.

Dopo l’assassinio, la famiglia di Dink ha  accusato lo Stato  turco di non aver fatto niente per proteggere il professionista, sebbene  sapesse che questi aveva ricevuto minacce di  morte.  Secondo il giornale  turco ‘Vatan’, anche il Tribunale di  Strasburgo critica le “inefficaci” azioni  legali  iniziate  contro i suoi assassini.  Tanto l’adolescente che ha confessato di aver sparato contro  Dink e diverse altre persone implicate sono in carcere e non hanno ancora chiarito la trama che ha portato all’assassinio.

Il giudizio esigeva un certo  equilibrismo da parte del Governo turco. Da una parte ha criticato  duramente l’omicidio di  Dink e il 16  agosto scorso, lo stesso presidente turco Abdullah Gül ha dichiarato che “ Dink è morto perché  non aveva preso le precauzioni  necessarie”, ammettendo così  la responsabilità dello Stato. Dall’altra  parte, gli avvocati turchi inviati a Strasburgo hanno assunto la posizione  contraria: e sono arrivati a  comparare gli scritti di Dink, pacifista dichiarato,  con quelli di  un neo-nazista tedesco, condanato anch’egli per la sua prosa.

Il  confronto ha suscitato un’ondata di proteste in  Turchia e le scuse ufficiali del ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu. Venerdi, il presidente turco, Abdullah Gül, si è incontrato  con il fratello  del giornalista,  Hosrof Dink ed anche se non sono trapelati  dettagli sulla  conversazione, la stampa ha suggerito che lo Stato potrebbe cercare di trovare un accordo amichevole  con la famiglia.

Maria Luisa L. Fortuna

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