Berlusconi minaccia Bossi: federalismo solo con Casini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:08

“Se salta il governo rischia di saltare tutto, Bossi è un grande comunicatore, gli piace fare la voce grossa. Ma il leader sono io“.
Parole del premier Silvio Berlusconi che non ha affatto gradito le ultime bordate lanciate dal leader del carroccio prima per auspicare il voto anticipato senza se e senza ma e poi per chiudere la porta in faccia a Casini, corteggiato dal PdL ormai da diverse settimane.
Il Presidente del Consiglio, infatti, si sente accerchiato dai leghisti e da Tremonti, che pochi giorni fa aveva nuovamente insistito sulla necessità di nuove elezioni, al punto da essere indotto a mettere sul tavolo il federalismo, minacciando di interrompere l’iter preparato da Calderoli e Bossi qualora i leghisti non accettassero una nuova maggioranza inclusiva anche dell’Udc.

“Andare al voto in autunno – ha spiegato a “Repubblica” un esponente del PdL dopo il vertice dei giorni scorsi a Palazzo Grazioli – darebbe un vantaggio troppo grande alla Lega e solo alla Lega. Anzitutto noi perderemmo a loro favore 30-40 deputati e poi non avremmo alcuna garanzia di vincere il Senato. A quel punto, con un Senato di colore diverso dalla Camera, Napolitano affiderebbe a Tremonti l’incarico di formare un governo di unità nazionale. E Berlusconi uscirebbe di scena, magari con una condanna penale e l’interdizione dai pubblici uffici“.
Infatti se per Bossi è fondamentale approvare quanto prima le nuove norme sul federalismo, Berlusconi è ossessionato dalla necessità di approvare entro dicembre il “processo breve”, che potrebbe saltare con un Parlamento eletto da nuove elezioni.

Pier, abbiamo un interesse in comune, mandare avanti la legislatura“, con questo tono conciliante Berlusconi, e i suoi uomini più fedeli, avevano riaperto, con risultati incoraggianti, la trattativa con Casini, che rischia di essere messa a repentaglio dal “trafficone e stronzo” con cui Bossi ha etichettato ieri il leader dell’Udc.
L’8 settembre, data di riapertura delle Camere, si avvicina e non è escluso che il carroccio, forte del suo crescente peso politico, risponda al diktat con un diktat, imponendo che Casini stia fuori dalla coalizione, pena andare a nuove elezioni anche a costo di rimandare momentaneamente l’approvazione del federalismo che, in ogni caso, potrebbe proseguire anche con un “governo di unità nazionale”, magari a guida Tremonti, dato che l’ultima votazione utile, sul federalismo demaniale, registrò l’adesione del Partito Democratico e perfino il voto favorevole dell’intero gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori.
E, in questo caso, Berlusconi davvero si troverebbe in un vicolo cieco, schiacciato dalla Lega al nord, insidiato dal “terzo polo” al sud e sicuramente impossibilitato a riproporre una maggioranza forte come fu quella attuale all’indomani del 14 aprile 2008.

Mattia Nesti

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