Il caso: Fiat, lettera degli operai a Napolitano. Matteoli: “Rispettare la sentenza”

I tre operai della Fiat Sata

All’indomani della decisone della Fiat di confermare il divieto di accesso alle postazioni nella catena di montaggio ai tre operai dello stabilimento di Melfi, in un primo momento licenziati dall’azienda e poi reintegrati dal giudice, si fa sempre più aspra la polemica che vede non solo i sindacati, ma anche il governo, tramite il ministro Matteoli, chiedere ai vertici del Lingotto di applicare la sentenza di reintegro. I tre diretti interessati, ovvero Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, hanno deciso, intanto, di inviare una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché intervenga sulla delicata questione, per “farci sentire lavoratori, uomini e padri”.

Ecco alcuni degli stralci più significativi della lettera. Ci rivolgiamo a lei, presidente, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi. Signor presidente, per sentirci uomini e non parassiti di questa società, vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. La decisione della Fiat Sata di non reintegrarci nel nostro posto di lavoro è una palese violazione della legge, ma in uno Stato di diritto non dovrebbe essere neppure consentito di dichiarare a tutti (stampa compresa) di voler disattendere un provvedimento legalmente impartito dalla autorità giudiziaria, con ciò mostrando disprezzo per la Costituzione e per le leggi.

Sulla vicenda è intervenuto, inoltre, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli: “Le sentenze vanno rispettate anche quando non ci fanno piacere. Se il nostro è uno stato di diritto – ha aggiunto – non lo può essere a fasi alterne. C’è una sentenza e va rispettata”.

Piuttosto deciso, infine, il commento di Susanna Camusso, vice segretario generale della Cgil: “La Fiat deve rispettare la sentenza della magistratura sul reintegro degli operai di Melfi, anche perché le ragioni fornite sono pretestuose” ha tuonato nel corso della trasmissione radiofonica Radio Anch’io. “C’è una sentenza esecutiva della procura di Potenza – ha ribadito la sindacalista – e la Fiat deve rispettarla”.

Mauro Sedda