Pdl, anche Rotondi minaccia di andarsene

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:39

Continua il botta e risposta all’interno della maggioranza tra Pdl e Fli, mentre non sembrano placarsi gli attacchi al presidente della Camera Gianfranco Fini.

A riaccendere il fuoco della polemica è oggi il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il quale in un’intervista rilasciata a la Repubblica sostiene che il leader di Futuro e Libertà ormai sembra ”Bocchino e non più Fini. Lo dico seriamente, non è una provocazione”. Secondo Matteoli, ”l’accordo con Casini va tentato, i presupposti ci sono e le aperture di queste ore promettono bene”. Del resto, aggiunge il ministro, quello dell’Udc sarebbe ”un ritorno a casa che non sconvolgerebbe un’alleanza imperniata comunque sull’asse tra il Pdl e la Lega”.

Quanto al vertice di domani tra Berlusconi e Bossi, il ministro si dice convinto che il premier ”convincerà Bossi. Ne usciranno con Berlusconi che avrà in tasca la delega a trattare con l’Udc per vedere se esistono i presupposti per un accordo che non stravolga il programma e ci metta nelle condizioni di andare avanti”.

Intanto, in un’intervista a il Giornale, anche il ministro dei Beni culturali e fedelissimo del premier, Sandro Bondi, lancia accuse al presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà per l’Italia.  “Le sue dimissioni, oggi, sono ancora più necessarie”. Anzi, aggiunge Bondi, ”prima lo farà e meglio è. Sia per il paese che per la piena agibilità politica dello stesso Fini”. “Certo – spiega il coordinatore nazionale del Pdl – la vicenda di Montecarlo, sollevata dapprima in perfetta solitudine dal Giornale, diventa sempre più imbarazzante in assenza di chiarimenti convincenti da parte di Fini. Ma le ragioni obiettive, di natura politica, istituzionale e morale sono altre: venne designato presidente della Camera da una maggioranza che non rappresenta più, essendosi impegnato a dividerla”.

Per Bondi, inoltre, “non c’è un altro caso nella storia della nostra Repubblica in cui il presidente della Camera è nello stesso tempo leader di un gruppo parlamentare e di un nascente partito politico”.

Ad Agitare poi ancor di più le acque nel già tempestoso mare interno alla maggioranza di governo ci pensa il ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, che in una intervista a Libero dichiara senza mezzi termini: ”Noi saremo sempre dalla parte di Berlusconi. Il tema non è il governo ma il partito. E qui una sorpresa è da mettere nel conto. Se dopo due anni non esistiamo, non abbiamo un solo coordinatore delle province, non abbiamo un uomo nella struttura del partito, non siamo mai stati convocati per discutere linee politiche a cui ci siamo sempre adeguati, di fronte a questo disordine che stento a ritenere solo organizzativo, la via è semplice”. E ancora: ”Se Berlusconi – spiega il segretario della Nuova Dc – ritiene essenziale mantenere una componente democristiana nel suo partito, lo deve dire e fare delle scelte. Se no, prenderemo atto di esserci sbagliati e daremo un’espressione diversa alla presenza dei democratici-cristiani nella grande avventura di Berlusconi”.

Insomma, nel centrodestra la calma deve ancora attendere.

Raffaele Emiliano

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