Arezzo: parroco crea ‘Compagnia dei defunti’

Arezzo (26 agosto 2010) – Don Marcello Colcelli, sacerdote di Sant’Egidio all’Orciolaia, parrocchia aretina con quattromila anime, è stanco ormai di riti funebri a cui sono presenti pochissime persone, a volte addirittura nessuno, solo il prete e la perpetua. Per ovviare a questo stato di cose, il parroco ha proposto ai fedeli di costituire una ‘Compagnia dei defunti’, allo scopo di ”garantire una dignitosa celebrazione delle esequie cristiane”. Insomma se il finale è già di suo triste, cerchiamo almeno di non renderlo anche solitario. Così, don Marcello – come anticipato dall’edizione locale de La Nazione – ha lasciato sulle panche della sua chiesa una lettera-proposta ai fedeli: costituiamo una ‘Compagnia dei defunti’, un gruppo di persone che partecipi ai funerali, specie se di persone che erano anziane e sole. Insomma, basta con le esequie deserte.

Sembra che qualche fedele abbia già risposto alla proposta di don Marcello, il quale ai cronisti racconta amareggiato: “A volte ai funerali faccio tutto da solo: sacrestano, lettore, cantore. La Compagnia avrà una finalità caritativa: garantire una dignitosa celebrazione delle esequie cristiane ed essere un segno visibile della comunità cristiana che è presente e seppellisce i suoi morti”. Ecco che la Compagnia è chiamata ad offrire almeno un servizio liturgico da ‘minimo tabellare’: letture, raccolta delle offerte, preparazione dell’incenso. L’input non è arrivato da un incremento delle esequie ‘solitarie’, che pure ci sono. “La mia è una considerazione più generale – spiega don Marcello -. Morire sta diventando un fatto privato. Sempre più di frequente, all’ultimo saluto partecipano solo i familiari stretti e gli amici intimi”.

Ecco dunque l’altra finalità della Compagnia: coinvolgere la comunità parrocchiale, affinché sia informata della scomparsa e partecipe al lutto. “Il precetto della Chiesa ‘seppellire i morti’ – si leggeva nella lettera distribuita da don Marcello ai fedeli – non si riferisce al puro fatto materiale del porre i morti in una tomba, ma all’impegno e alla cura che la comunità cristiana deve porre nell’accompagnare verso l’ultima dimora quelli che riconosce come fratelli e membri della medesima famiglia parrocchiale. Purtroppo, devo invece costatare che la comunità è quasi del tutto assente nell’evento della morte di una persona. Partecipiamo insieme alla santa messa domenicale, alle feste di Pasqua e Natale, alle prime comunioni, alle cresime. E quando si muore non c’é nessuno che rappresenti la comunità cristiana”. Don Colcelli ha già pensato a una sorta di bozza di statuto. Sei gli articoli, tra i quali: l’iscrizione alla Compagnia costa due euro; chi ne fa parte (nei limiti del possibile) deve partecipare ai funerali; lo scopo è anche la beneficenza. “Non ho la pretesa che sia una grande idea. Se non verrà accettata me ne farò una ragione” conclude il prete.

Raffaele Emiliano