Wikileaks pubblica un documento della Cia su Abu Omar e l’Italia

Julian Assange

Continua la guerra infinita tra il sito di controinformazione Wikileaks e il governo Usa. Dopo la pubblicazione di oltre 77.000 documenti riservati del Pentagono relativi alla guerra in Afghanistan, questa volta è toccato alla Cia: sul sito fondato da Julian Assange, infatti, è stato pubblicato un documento di tre pagine della Central Intelligence Agency. Il contenuto? Un’analisi sui rischi del terrorismo in Usa, le divisioni interne della Cia e sulle conseguenze di politiche troppo autonome nei paesi stranieri. Non manca anche un riferimento al “Caso Abu Omar”, l’imam prelevato a Milano nel 2003 da dieci agenti del servizio di intelligence americano.

C’è una parte del testo che ci riguarda da vicino, dunque. Prima il documento presenta delle valutazioni sui rischi legati ad una politica troppo autonoma della Cia in Europa: “Se i governi stranieri cominciano a pensare che la nostra posizione sulla rendition è troppo unilaterale e favorisce gli Stati Uniti ma non gli altri paesi, gli sforzi per la detenzione dei sospetti terroristi rischiano di essere deteriorati”. Poi c’è un chiaro riferimento all’Italia e al succitato caso riguardante Abu Omar: “Nel 2005 infatti – si legge nel documento – l’Italia ha emesso un mandato di cattura per gli agenti Usa coinvolti nel rapimento di un religioso e il suo trasferimento in Egitto. Una proliferazione di casi del genere potrebbe rovinare non solo i rapporti bilaterali degli Stati Uniti con altri paesi ma anche danneggiare il nostro impegno globale nel contro-terrrorismo“.

Ma non c’è solo politica estera. Alcune considerazioni sulla politica interna – effettuate da quella che Assange chiama la “cellula rossa” della Cia – palesano la preoccupazione del governo americano nei confronti della nuova generazione di integralisti che è attualmente in crescita. Generazione che potrebbe portare alla visione globale degli Stati Uniti come paese “esportatore di terrorismo”. “Contrariamente a quanto si crede l’esportazione di terrorismo o di terroristi da parte dell’America non è un fenomeno recente – si legge nel documento – nè è stato associato solo con i radicali islamici o con individui di etnia mediorientale, africana o dell’Asia meridionale […] Questa dinamica sfida la convinzione americana che la nostra società libera, democratica e multuculturale diminuisce il fascino del radicalismo e del terrorismo per i cittadini degli Stati Uniti”. Sorprende per lucidità e consapevolezza un’analisi del genere, soprattutto considerato che viene dallo storico servizio di intelligence americano, in passato raramente incline all’autocritica. Il rapporto prosegue anche con un elenco di casi in cui dei cittadini americani hanno finanziato il terrorismo: dagli ebrei Usa che hanno foraggiato entità avverse a Israele, fino agli irlandesi americani che hanno finanziato la violenta lotta indipendentista nell’Irlanda del Nord.

L’ennesimo capitolo della sfida che Assange sta lanciando al governo americano, dunque, giunta dopo le false accuse di stupro a suo carico. Accuse prontamente ritirate, ma che hanno comunque fatto il giro dei media di tutto il mondo arrecando un danno d’immagine allo stesso Assange; il quale ha accusato prontamente il Pentagono di aver orchestrato tutta la messinscena, allo scopo di diffamarlo e impedire la pubblicazione di altri 15.000 documenti riservati relativi alla guerra in Afghanistan, contenenti informazioni potenzialmente scomode per il governo americano.

Cliccate qui per avere accesso alla pagina di Wikileaks relativa al documento della Cia. Effettuate il download del file (in formato pdf) per leggerne il contenuto.

Roberto Del Bove