Finiani contro il PdL che si divide ancora

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:09

Futuro e Libertà non accetta ultimatum. Questo il senso del messaggio lanciato in mattinata da Italo Bocchino, voce pubblica di un Gianfranco Fini obbligato al silenzio politico in virtù del ruolo istituzionale che ricopre, che annuncia battaglia su quel “5% del documento presentato dal PdL” che ancora oggi non convince la pattuglia dei cacciati da Berlusconi.
Lo stesso Bocchino, però, ha voluto smorzare i toni su una possibile crisi di Governo, spiegando che il voto favorevole dei finiani al voto di fiducia previsto in aula già ai primi di settembre è “annunciato e scontato”, per quanto, nel corso del dibattito, non potranno non emergere “i se e i ma” sui passaggi non condivisi del documento programmatico del PdL, fra cui, in particolar modo, l’approvazione a tappe forzate delle norme sul processo breve.

“Il nostro rapporto con il Pdl – ha spiegato Bocchino ai cronisti riunitisi a Montecitorio – , dipende esclusivamente dalla validità o meno del documento che ha sancito in maniera illiberale l’incompatibilità politica di Fini con il partito che ha cofondato. Finché vige quel documento, c’è una incompatibilità irrazionale e unilaterale voluta dai vertici del Pdl. Se invece si tornasse alla logica della compatibilità potremmo essere tutti compatibili anche se c’è oggettivamente poco da sperare”.
Escluse, quindi, elezioni anticipate che favorirebbero solo la Lega e rischierebbero di dar ragione ad una “alleanza costituzionale” delle opposizioni, il Governo dovrà sopravvivere nei prossimi mesi solo e soltanto grazie alla “pace armata” frutto di compromessi programmatici che di volta in volta PdL e Fli saranno chiamati a siglare.

Una nuova spaccatura, invece, si registra all’interno del Popolo delle Libertà, dove sono emerse, ancora oggi, le divergenze fra berlusconiani e ex-colonelli di Alleanza Nazionale sul comportamento da tenere nei confronti dei fuoriusciti che sembrano intenzionati ancora a esistere e resistere.
Gli ex del partito di Fini, anche in virtù delle vecchie ruggini dei tempi che furono, vorrebbero rispondere alle dichiarazioni di Fli con una prova di forza, tanto che a Milano gli ex di An La Russa e Fidanza hanno chiesto le immediate dimissioni, sostenuti anche dal sindaco Moratti, dell’assessore Giampaolo Landi, reo di aver manifestato l’intenzione di lasciare il PdL per fondare in consiglio un gruppo autonomo di Fli.

Diversa, invece, la posizione degli uomini più vicini a Berlusconi, sempre più impaurito dalla possibilità di nuove elezioni e, imbattutosi negli ostacoli leghisti che stanno complicando fin troppo la strada dell’accordo con Casini, pronto a distendere i rapporti con Fini, per salvare Governo e processo breve.
“Di qui al mese di settembre – ha spiegato oggi il capogruppo PdL Fabrizio Cicchitto – i finiani ci devono dire se sui 5 punti proposti da Berlusconi, fra i quali c’è anche la riforma della giustizia, c’è il loro impegno positivo ai vari livelli politico-parlamentari su cui si svolgerà il confronto (mozione complessiva, singoli disegni di legge, conseguenti voti di fiducia), oppure se essi si attesteranno su formule negative o ambigue volte rispettivamente alla caduta o al logoramento del governo Berlusconi”.
Se dovesse arrivare un attestato di fedeltà al 100% del documento su cui sarà posta la fiducia, ha continuato Cicchitto, si potrebbe pensare ad una temporanea e distensiva sospensione dello statuto del PdL, permettendo così l’esistenza di un anomalo secondo gruppo parlamentare interno al partito. Niente più, quindi, rappresaglie o processi interni.

Ascia di guerra sotterrata e processo breve approvato o elezioni subito? L’8 settembre si avvicina…

Mattia Nesti

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