Tutti pronti: inizia la “Diaspora”

La sfida a Facebook è lanciata, appuntamento per il 15 settembre. Questa è la data prescelta per il lancio di “Diaspora”, il nuovo social network in concorrenza diretta con il “libro delle facce”. Ad dare l’annuncio ufficiale Ilya, Raphael, Maxwell e Daniel, i 4 studenti americani della New York University che pochi mesi fa, quasi per gioco, hanno dato vita al progetto, ora divenuto realtà. La logica su cui si fonda Diaspora è molto semplice: «Volevamo – dichiarano i fondatori – un programma da distribuire open source in cui tutti potessero fare tutto».

L’iniziativa è partita in sordina nel corso dell’estate. I 4 si erano proposti di portare avanti l’operazione solo se fossero riusciti a raccogliere almeno 10mila dollari di finanziamenti iniziali, budget-base per poter sviluppare il codice del social network e poi darlo in mano a tutti gli utenti in modalità totalmente free. Detto fatto, con la differenza che a fine agosto i dollari raccolti erano ben 100mila, grazie alle donazioni di tanti finanziatori, tra cui a sorpresa figura anche lo stesso Mark Zuckerberg di Facebook.

Ed ora il primo rilascio è finalmente pronto. Tra un paio di settimane il codice verrà reso pubblico e ci si potrà iscrivere alla rete sociale gestendo, come previsto nelle intenzioni, a proprio piacimento amicizie, contenuti, link e materiali caricati. Con la possibilità, questa è la grande novità, di differenziare addirittura caso per caso i destinatari degli oggetti che si vogliono comunicare, senza dare i propri dati in pasto a società di marketing ed inserzionisti pubblicitari.

La definizione della struttura di Diaspora non terminerà praticamente mai. I programmatori potranno contribuire a disegnarne versioni sempre migliori, e gli stessi fondatori hanno manifestato l’intenzione di mantenere costante l’attività di revisione anche dopo la messa in linea della prima versione. D’altronde la crisi imperversa a livello mondiale e loro stanno per terminare gli studi. Dopo aver avviato un’attività così brillante, non trasformarla in un lavoro duraturo sarebbe davvero stupido.

Katiuscia Provenzani