Finiani contro Berlusconi: basta pagliacciate

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L’Italia non può essere “la Disneyland di Gheddafi, il parco giochi delle sue vanità senili”. I finiani di “FareFuturo”, la fondazione del Presidente della Camera che nelle ultime settimane si era già distinta per attacchi di rilevante portata contro Berlusconi e il berlusconismo, proprio non hanno digerito l’invasione libica del rais preferito del Presidente del Consiglio, che si è esibito in campeggi improvvisati e lezioni di Corano impartite a schiere di avvenenti hostess.

Per “FareFuturo”, come esposto sul sito ufficiale della fondazione, non è accettabile “la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo, quello berlusconiano che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione”.
“Queste visite di Gheddafi – ha aggiunto oggi Carmelo Briguglio (Futuro e Libertà) aumentano le distanze tra il governo italiano e Stati Uniti e Santa Sede”.

Critica, in questo frangente, anche la voce mediatica della Lega Nord, i cui esponenti non hanno comunque ufficialmente rilasciato dichiarazioni in merito.
“’L’Europa sia cristiana. – titolava oggi “La Padania” – Gheddafi sogna il vecchio Continente convertito a Maometto e il rischio concreto si chiama Turchia, il vero cavallo di Troia dell’espansione islamica”.
Una raffica di “fuoco amico” cui Berlusconi ha risposto stizzito, spiegando questa sera che “chi non capisce che l’amicizia tra Libia e Italia è un vantaggio per tutti appartiene al passato ed a schemi superati, noi guardiamo al futuro”.

I finiani, con l’offensiva delle fondazioni, sono riusciti intanto nel difficile intento di tratteggiare un’Italia serva e pusillanime quasi quanto quella che emerge dal trattamento riservatole, e riservatoci, dal colonello Gheddafi; motivo dello strappo sulla politica estera berlusconiana non è, infatti, la mancanza di dignità dimostrata da un Berlusconi che ha accolto il leader libico lasciando che questi trattasse il nostro Paese come il proprio cortile di casa, quanto, piuttosto, il fatto che questo atteggiamento possa mettere in discussione il servilismo, quello sì indiscutibile, che l’Italia deve avere nei confronti degli Usa e del Vaticano.
Bella prospettiva, non c’è che dire…

E certo non rincuora, in un’analisi delle condizioni culturali e sociali del nostro Paese, scoprire che a due giorni dall’arrivo in Italia del colonello ancora nessuno abbia ritenuto opportuno chiedere che fine abbiano fatto i tanti immigrati che, nei mesi scorsi, avevano lanciato disperate grida di aiuto dai centri libici di reclusione in cui erano detenuti, grazie ai trattati Italia-Libia, in condizioni disumane e incivili:

Mattia Nesti

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