Parigi contro stampa iraniana, “inaccettabili” le accuse a Carla Bruni

Parigi (31 agosto 2010) – Il governo francese prende posizione contro le accuse mosse dalla stampa iraniana contro la premiere dame Carla Bruni. “Gli insulti comparsi sul quotidiano Kayhan e ripresi dai siti iraniani contro diverse personalità francesi, inclusa la signora Carla Bruni-Sarkozy, sono inaccettabili”, ha protestato il portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero. “Stiamo facendo passare questo messaggio attraverso i normali canali diplomatici”, ha aggiunto Valero. Il riferimento è all’accusa di essere una “puttana” rivolta alla moglie del presidente Sarkozy, rea seconda la stampa di Teheran di aver firmato un appello a favore di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la 43enne iraniana condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio e complicità nell’omicidio del marito.
Intanto, nonostante la presa di distanza delle autorità iraniane, che riferiscono di essersi dissociate dagli attacchi alla moglie di Sarkozy, da Teheran non sembrano placarsi le pesanti accuse della stampa estremista contro Carla Bruni, la quale secondo il quotidiano Kayhan “merita di morire” come Sakineh. L’ex modella ha avuto in passato “relazioni illecite con diverse persone” – ha denunciato il giornale filogovernativo – e ha provocato il divorzio di Sarkozy con la seconda moglie Cecilia. “Il passato della Bruni – si legge ancora – mostra chiaramente il motivo per il quale questa donna immorale stia dalla parte di una donna iraniana che è stata condannata a morte per adulterio e per complicità nell’omicidio del marito. E, per questo, lei stessa merita di morire”.

A cercare di smorzare i fuochi della polemica era intervenuto in precedenza il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, il quale aveva condannato gli “insulti” alla first lady francese. “La Repubblica islamica d’Iran non appoggia chi insulta le autorità di altri Paesi e usa parole offensive”, aveva sostenuto Mehmanparast. “Non riteniamo che usare parole indecenti e offensive sia una mossa giusta”, aveva aggiunto il portavoce, “spero che i media stiano più attenti. Possono criticare le politiche ostili di altri Paesi, ma devono evitare di usare termini che insultano. Questo non è corretto”.

Un appello che evidentemente non ha avuto gli effetti sperati in un paese accecato dal fanatismo religioso alimentato dallo stesso regime al governo.

Raffaele Emiliano