Gheddafi e le hostess: pagate di più per fingere di convertirsi all’Islam

Roma (1 settembre 2010) – Non accennano a placarsi le polemiche relative alla discussa visita del leader libico Gheddafi in Italia, in occasione dell’anniversario degli accordi italo-libici. Anche ora che l’istrionico colonnello ha abbandonato la penisola dividendola tra chi ha condannato le parole e le prese di posizione del leader e chi invece ha minimizzato, è vivo lo scandalo.

Si parla ad esempio dell’esercito di hostess scelte per accompagnare Gheddafi nel suo tour promozionale italiano, le quali a fronte dell’ingaggio hanno giurato di non parlare con i giornalisti e di non rivelare alcun dettaglio circa questa esperienza, almeno fino al termine della stessa.

Un imperativo che Francesca, una delle centinaia di hostess pagate per “onorare” il colonnello, ha deciso di non rispettare. Ha anzi parlato dei compensi delle tre ragazze convertite all’Islam “pagate di più rispetto a tutte le altre” e ha aggiunto che chi ha “mostrato maggiore interesse per l’iniziativa” ha ottenuto anche un invito a Tripoli per una “festa” che si terrà il 22 settembre per celebrare il 41/o anniversario dell’ascesa al potere di Gheddafi.

Francesca ha detto di aver partecipato solo al primo incontro e ha raccontato che l’agenzia Hostessweb (incaricata di reclutare bellissime ragazze) ha contattato circa mille sue coetanee telefonicamente o attraverso un annuncio online dimostrando immediatamente che si trattava di una “recita male organizzata” visto che da subito è stato allestito un vero e proprio teatrino per la visita del colonnello libico.

Uno spettacolo orrendo, in cui tre “hostess molto vicine all’organizzazione” sono state fatte passare per convertite all’Islam, tanto che “una di loro è stata accuratamente vestita prima dell’incontro. E sono state pagate di più”.

Tutte le altre hostess, compresa la “spia” Francesca, hanno ricevuto invece 80 euro in una busta bianca con tanto di suggerimento di tenere la bocca cucita e di non parlare con la stampa neanche alla fine dell’incontro.

Insomma, 80 euro non son bastati a far desistere una ragazza dallo svelare i retroscena di una colossale bufala mediatica.

Raffaele Emiliano