Alzheimer: sudoku e cruciverba sono da bandire?

Ecco una notizia che vi sconvolgerà. Molto spesso pratichiamo cruciverba e Sudoku per tenere allenata la nostra mente, pensando che questo ci possa aiutare a prevenire malattie come la demenza senile e l’Alzheimer. In effetti però questa frase è vera solo in parte.

Un recentissimo e sconvolgente studio ad opera di studiosi americani è pronto a sconvolgerci e a far cadere i nostri miti. I ricercatori e gli studiosi del Rusch University Medical Center di Chicago hanno compiuto una importantissima scoperta. La notizia ci cambierà la vita? Forse ad alcuni sì. Di certo i più ne rimarranno quantomeno sorpresi e meravigliati.

Prima di parlare più nel dettaglio dello studio, pubblicato su una rivista prestigiosa come Neurology, dobbiamo però essere onesti con noi stessi e ammettere che i ricordi sono la cosa che più ci preme. Siamo legati a loro e preferiremmo non doverli abbandonare mai. Il fatto di rimanere quindi senza memoria, senza ricordi e con un cervello parzialmente o totalmente inutilizzabile ci spaventa un sacco. Faremmo di tutto pur di evitare quanto, grazie ad alcune malattie, potrebbe succedere. In fin dei conti una normale attività cognitiva è di vitale importanza nella più comune quotidianità

Premesso ciò possiamo entrare nei meriti dello studio. I ricercatori americani, come dicevamo, hanno scoperto che sudoku, cruciverba, letture e ascolto di programmi radio e tv finiscono per accelerare i segni della demenza senile. Spiegando meglio il concetto si può dire che in effetti è un po’ come pensavamo, giochi che tengono allenata ed impegnata la mente fanno si bene alla nostra memoria e a tutto il cervello, ma questo bene ha una scadenza. Gli individui che, nel loro DNA, hanno già scritto che si ammaleranno di demenza senile o Alzheimer non godranno di questi benefici tanto a lungo. In realtà, infatti, le attività che stimolano la mente ritardano il declino delle capacità cognitive ma una volta che la malattia è in atto fanno sì che questa si manifesti più violentemente del solito. Queste attività che stimolano la mente non fanno altro che arrivare a comprimere il periodo in cui una persona deve fare i conti con la malattia.

Per arrivare a stabilire tutto ciò i ricercatori,, con a capo il dottor Wilson, hanno analizzato ben 1157 anziani. Nessuno di questi era affetto da malattie come la demenza. Ogni volontario, prima di essere sottoposto ai test che servivano ai ricercatori, è stato intervistato sulle sue abitudini e sul tipo di pratica di cruciverba et similia. Durante il periodo di osservazione i partecipanti hanno iniziato a dividersi in gruppi in maniera naturale. Fra tutti, solo 614 sono rimasti in salute, 395 hanno sviluppato una moderata demenza e in 148 si sono ammalati di Alzheimer. I volontari che avevano impiegato il loro cervello in passatempi stimolanti facevano registrare un declino più veloce rispetto a tutti gli altri.

Il tutto è in continua fase di studio. Nuove possibili strade si possono aprire  e chissà quali altre notizie potranno giungerci.

Alessandra Solmi